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parole, paradossi, cose vecchie, cose nuove, alberi, incontri, scontri, cose piccole, chissà

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Blogger: mariaprivi
Nome: maria
una vecchia signora per-bene e per-male, capace ancora d'entusiasmi, a volte imbarazzanti -per gli altri-. Non amo gli ismi, non amo le certezze, preferisco il percorso alla meta. Amo la leggerezza, la libertà, fili lievi, fili attorcigliati, niente catene. Una che ama l'ozio come spazio vitale e ritiene intelligente la parola "forse".

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venerdì, 16 novembre 2007

Lo spazio del silenzio. Rothko



Lo spazio del silenzio è luogo del pensiero



Lo spazio del silenzio è luogo dell'emozione.

    

Rothko è pittore del silenzio. Lo diceva lui stesso: i miei quadri devono essere visti in silenzio od ascoltando Mozart. Vero. Verissimo.
Un'emozione della stessa intensità e qualità l'ho provata poche altre volte dinanzi ad un'opera d'arte, a Urbino davanti a Piero, sicuramente.
Sto parlando, ovviamento, della monografica di Mark Rothko
                                            al Palazzo delle Esposizioni Via Nazionale 194
                                dal 06 ottobre 2007 al 06 gennaio 2008

Impossibile perdersela.
Non bisogna essere cultori del contemporaneo, non importa, basta svuotarsi di pregiudizi e giudizi,
Basta farsi prendere dallo spazio colore, dallo spazio non-forma non-figura e, vi assicuro sarete catturati, portati nel luogo del silenzio e dell'emozione.

Una pittura così non è riproducibile, né sulla carta stampata, né sullo schermo.
Ha bisogno di contatto diretto per raccontarsi, ha bisogno della metratura della grande tela per manifetarsi appieno.
Non perdetevela.

Bello anche lo spazio espositivo -finalmente riconsegnato alla città ed ai suoi ospiti-, giusto, pulito, senza inutili orpelli o scelte di tendenza e sufficientemente importante  da creare supporto alle opere esposte.
Catturano anche i laboratori speciali al piano terra. Studiati per i bambini, sono utili anche ad adulti intelligenti.

Lasciatevi un giorno intero se volete vedervi tutto senza sprecare i soldi del biglietto o ritornate per completare il giro con Kubrick, e se non vi resterà tempo Ceroli non vi perderete nulla. Non si capisce cosa ci azzecchi lì, io almeno non lo capisco. Una scelta che pecca di provincialismo. Altri italiani, artisti di senso e di poesia, ne abbiamo che -dignitosamente- avrebbero potuto essere accostati al magico alchemista, giustamente scelti tra gli scultori. Ed a me viene in mente Almagno. Ma lui... discorso troppo lungo e fuori luogo qui.
Niente polemiche in una giornata di godimento come questa, confortata anche dal piacere che mi ha dato toccare la partecipazione autentica di buona parte dei miei studenti.
maria

Due righe di approfondmento:
Per i primi lavori di Rothko, la mostra si focalizza sui dipinti, relativamente piccoli, eseguiti con una preparazione in gesso, il cui uso tende a dare al pigmento una qualità simile all'affresco, con delicate tonalità ed una consistenza sottile dove è evidente l'influenza dell'arte italiana del Quattrocento, in particolare di Beato Angelico.
La tradizione del Rinascimento italiano, soprattutto degli affreschi, ha avuto una straordinaria influenza sulla serie di commissioni murali del periodo classico di Rothko. Queste suggestioni sono esplorate anche nel caso dei lavori surrealisti, nei quali la tecnica dello strato sottile di pittura e delle velature è sempre più perfezionata.
Accanto a una selezione dei cosiddetti "Multiforms", caratterizzati da macchie di colore e da un particolare effetto plastico - spaziale, che completa la prima fase dei lavori di Rothko, si possono ammirare alcuni dipinti successivi, con sempre più ampi campi di colore rettangolari.
Il "classico" Rothko, con i lavori più maturi, realizzati negli anni ‘50 su tele di grande formato, costituiscono la parte più affascinante, e più nota, dell'attività dell'artista, per la straordinaria qualità dei colori, per l'originalità e l'intenso effetto delle sue composizioni.
Tra questi il grande il nucleo di quadri della sala dedicata al''artista alla Biennale di Venezia del '58, che segna il primo apprezzamento della sua arte in Europa, oltre ad alcune opere appartenute originariamente a collezioni italiane. Inoltre, le tele "Blackform", con la singole forme scure squadrate, dipinte a partire dal 1960, danno l'idea del forte desiderio di Rothko di creare uno spazio spirituale.
La mostra si conclude con gli ultimi dipinti dell'artista, i "Black on Gray", un gruppo di opere che segna il culmine di un'arte sempre più austera e orientata verso nuove prospettive artistiche in rapporto diretto con lo spettatore.
Le opere esposte provengono dai più importanti musei internazionali: Fondation Beyeler, Basilea; Guggenheim Museum, Bilbao; Tate, Londra; High Museum of Art, Atlanta; The Baltimore Museum of Art, Baltimora; Walker Art Center, Minneapolis; Los Angeles County Museum of Art, Los Angeles; Museum of Contemporary Art, Los Angeles; Solomon R. Guggenheim Museum, New York; The Metropolitan Museum of Art, New York; Whitney Museum of American Art, New York; Allen Memorial Art Museum, Oberlin; National Gallery of Art, Washington; National Gallery of Australia, Canberra; National Gallery of Canada, Ottawa; Museo Tamayo Arte Contemporáneo, Città del Messico; Tel Aviv Museum of Art, Tel Aviv.
A queste si aggiungono alcune opere concesse da collezioni private, tra cui un importante nucleo di proprietà di Christopher Rothko e Kate Rothko Prizel, che hanno contribuito in maniera decisiva alla realizzazione della mostra.