




|
Cosa è arte oggi?
Bella domanda, che del resto pochi si fanno.Molto più facile che le persone sentenzino sulla morte dell'arte, sul valore delle opere del passato di fronte all'insulsaggine dell'oggi. Può essere. In fondo l'arte non serve e mai è servita, se ne può fare a meno. Lo dico per provocazione o forse no. L'arte è sempre servita ai vari poteri per convincere, propagandare, persuadere o distrarre. E la gente se l'è gustata in buona fede, ne ha fatto uso. Poi le cose son cambiate, sparite alcune committenze -chiesa, sovrani, regimi- ne sono comparse altre: i ricchi borghesi, i medi borghesi, via via a scendere man mano che la massa acquistava potere d'acquisto. Son cambiati i prodotti dell'arte, di conseguenza, son cambiati a cominciare dai grandi formati che non sarebbero mai potuti entrare nelle abitazioni civili dei comuni mortali. Son cambiati i generi: al posto delle battaglie le scene di vita, al posto dei soggetti religiosi le nature morte, al posto delle immagini dei sovrani i ritratti del Signore e della Signora Tal dei Tali. Gli anni Cinquanta e Sessanta hanno visto gli oggetti cominciare ad essere protagonisti della nostra vita quotidiana, interpreti e portatori di personalità, senso, cultura, gusto (ed anche del contrario di tutto questo). Se ne accorsero in Inghilterra ed in America, tanto che gli oggetti divennero soggetti nell'arte, non più complementari dell'uomo e delle sue storie, ma loro stessi racconto e/o messaggio. L'arte fece POP, come "popular", o come -semplicemente- POP
.
![]() Ed ora? La faccio breve. L'arte è pervasiva, è ovunque. Su quell'aggettivo si può discutere, per quanto si possa discutere di emozioni, sensazioni, gusto. Qui sotto recensioni di libri in cui si parla di questo ed altro. In modo più alto del mio, e forse non più sensato e nemmeno più chiaro. Infatti mi domando perché mai i recensori si ostinino a voler far letteratura, invece di pura, semplice, nitida recensione. maria ![]() L'arte allo stato gassoso
(idea 2007) A più di tre anni dalla sua pubblicazione in Francia, è stato finalmente tradotto il libro di Yves Michaud. Un breve ma denso saggio sullo stato dell’arte contemporanea. E sul processo di estetizzazione dell’esperienza quotidiana che contrassegna il nostro presente...
|
pubblicato lunedì 12 novembre 2007 |



|
libri_saggi
Sessoarterock’n’roll Spogliata della sua aura, l’arte svela curiosi parallelismi con la cultura di massa. Il libro li analizza con un’operazione neanche troppo sofisticata: rileggere l’arte con un linguaggio da fan...
|
pubblicato mercoledì 7 febbraio 2007 ![]() Sullo sfondo troneggia Duchamp, ma le direzioni del ragionamento di Fabbri sono imprevedibili, in continuo contrappunto con le vicende della cultura di massa, secondo la logica ipertestuale: ogni spunto è buono per rimandare altrove, là dove, anche le ricerche più concettuali ed ermetiche, magari a distanza di decenni hanno trovato strumenti e contesti per diventare rassicurante quotidianità. Il lavoro di Fabbri è rischioso. Il limite del suo volo d’uccello è l’eccesso di semplificazione, della prospettiva teleguidata, che può indurre ad interpretazioni distorte o alla sensazione di aver compreso, attraverso la parte, il tutto. Ma può servire a rimettere in gioco un’altra storia, dove c’è anche un bel pezzo d’Italia. E tanto basta. |
























Già la Galleria Colonna ha cambiato nome, ora si chiama Galleria Alberto Sordi e prima ancora Piazza Esedra è diventata una "banalissima "piazza della Repubblica". Che fine farà via delle Zoccolette? Le zoccolette erano le figlie delle "zoccole" (puttane, mignotte, meretrici) che venivano istruite dalle suore.
I nomi dei luoghi cittadini appartengono alla storia ed ai cittadini, sono tradizione, raccontano fatti, storie piccole e grandi, evocano situazioni, momenti, mondi.
Perché cambiarli?
E poi dedicare oggi la stazione di Roma a un papa (per quanto già santificato dai media e dai suoi fedeli), perché? Potrei capire, al limite dedicare un nuovo edificio, una nuova piazza, ma la stazione Termini? E poi no. Ritengo che sempre più ciò che è pubblico debba essere laico, aconfessionale, mentre la religiosità debba essere intima, interiore, privata. E penso che c'entri proprio nulla il fatto che la maggioranza degli italiani sia cattolica, né che Giovanni Paolo II sia stato un papa ritenuto da moltissimi eccezionale.
La Stazione Termini ha il suo nome storico, che il suo nome resti. Noi diciamo "ci vediamo a Termini alle 9",
ci toccherà dire "ci vediamo a Giovanni Paolo alle 9"?
Non sarebbe male, come invita l'UAAR, contestare il provvedimento, telefonando allo 060606 oppure scrivendo direttamente al sindaco (utilizzando il form presente sul sito del Comune di Roma; selezionando dal menu a tendina, come destinatario, il campo 'sindaco'; compilando il campo 'mittente' e lasciando un breve messaggio).

