chissà

parole, paradossi, cose vecchie, cose nuove, alberi, incontri, scontri, cose piccole, chissà

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Blogger: mariaprivi
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una vecchia signora per-bene e per-male, capace ancora d'entusiasmi, a volte imbarazzanti -per gli altri-. Non amo gli ismi, non amo le certezze, preferisco il percorso alla meta. Amo la leggerezza, la libertà, fili lievi, fili attorcigliati, niente catene. Una che ama l'ozio come spazio vitale e ritiene intelligente la parola "forse".

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sabato, 17 marzo 2007

il sito dei ritratti. Roberta.

finalmente il sito di Roberta* è finito (quasi)
Un sito d'artista autentica,
un sito per chi voglia regalarsi o regalare un dono speciale:
un ritratto d'autore.
Andate a vederlo, ci sono anch'io.

*in due versioni: una veloce in html, l'altra in flash.
                 
postato da: mariaprivi alle ore 18:06 | link | commenti (15)
categorie: arte, amicizia, sito, www , ritratto, roberta orecchia, ritratti ad olio
venerdì, 09 marzo 2007

Stazione Milano. Ciao Magid.

Magid, uno di loro, è morto.

Così ci aveva fatto gli auguri a Natale. Ora sorriderà altrove. Sicuramente nel ricordo dei suoi amici e compagni di strada.

Ci sono cose nuove nel blog dei barboni milanesi
Nuove/vecchie speranze da sostenere.
Mutty c'invita a scrivere al sindaco di milano
sindaco.moratti@milano.comune.it
per cercare di far avere loro un luogo da trasformare in casa in famiglia. Troverete più notizie nel loro blog.

Molti hanno già scritto, ho scritto anch'io:
Gent.ma Signora Moratti, sindaco di Milano
Sto seguendo ed aiutando a diffondere un blog di barboni milanesi - www.stazionemilano.splinder.com -.
In questo spazio virtuale raccontano le loro storie, pubblicano poesie, scrivono i loro sogni.
Non chiedono denaro e respingono quello che viene loro offerto. Qualcuno lavora, molti sono malati.
Hanno l'aiuto di persone perbene, amici coraggiosi e generosi che li sostengono e supportano, come possono, più che possono.
Nessuno di questi barboni ha una casa, i più non per scelta. Esemplare è la storia di Ina (la trova nel blog), con figli sparsi e divisi e con un lavoro che non le è sufficiente per pagarsi un affitto.
Oggi è morto Magid, uno di loro. A Natale avevo fatto di una sua foto con il loro coniglio mascotte un biglietto di auguri.
Magid è morto, Antonello ha la polmonite, Ina non sta bene.
II loro desiderio sarebbe di poter avere uno stabile, anche da  ristrutturare, dove creare una casa famiglia. Sono certa che, come ogni comune, anche Milano ha edifici inutilizzati.
Uno solo di essi potrebbe migliorare la vita di molti di loro e dare speranza ad altri.
Lei è persona sensibile, raccolga questo appello.
La ringrazio e La saluto cordialmente.
MP

aggiornamento
INA, OGGI, HA UNA CASA
Non conosco i particolari, ho appena letto la notizia sul blog Stazionemilano.


martedì, 20 febbraio 2007

pausa



*
consiglio una passeggiata,
in due per chi può

o in più ampia compagnia

* (spiacente, non posso indicare l'autore della fotografia)
postato da: mariaprivi alle ore 12:33 | link | commenti (6)
categorie: amore, blog, amicizia, pausa, coppia
domenica, 10 dicembre 2006

Teoria del caos 3. Linea gialla.

ULTIMISSIMA SABATO 6 e DOMENICA 7
Sabato, Domenica &… alle ore 14 su RAI1 i ragazzi della BarBoonBand saranno in trasmissione e parleranno anche del loro blog, che oramai è un po' anche nostro.


Un battito di farfalla a Pechino, porta pioggia a New York.
Un filo che si spezza, un accadimento qualunque, un errore forte o apparentemente leggero e la vita può cambiare  t o t a l m e n t e, si può superare la linea gialla:
il caso può buttarci a capofitto nel caos più totale, nel mondo degli invisibili.
Gli invisibili. Loro ci sono, anche se non vorremmo vederli.
STAZIONEMILANO, il blog dei clochard milanesi.

foto di OrsaRossa, bloggara amica di molte virtù.
Ho letto da loro, dai barboni che scrivono blog. Ho letto Ina, la sua storia di violenta "normalità" e così ho scritto, con rabbia e vergogna:
Ci si sente come dei guardoni spudorati a leggervi qui dalle nostre case riscaldate.
Vi vediamo quando al mattino corriamo alla metro, vi vediamo ancora durante la giornata mentre andiamo al bar per la pausa-caffè, vi vediamo ancora fino a sera, vi vediamo invadere i "nostri" spazi puliti e perbene e vorremmo cancellarvi o, almeno, rendervi invisibili.
Chi siete? In voi vediamo chi potremmo noi essere, chi potremmo diventare. Abbiamo paura di voi, perché è così sottile, così breve lo spazio da valicare per trovarsi di là, invece che di qua dalla linea gialla.
La depressione che si fà più forte, il mutuo che non si riesce a pagare, uno sfratto, la perdita del lavoro, una scelta sbagliata, un abbandono e potremmo essere di là, invece che di qua.
Per questo, penso, vi vorremmo invisibili e silenti.
Invece, avete preso la parola e siete entrati nei nostri spazi virtuali, spazi di autoreferenzialità, spazi di sogno, spazi a volte di bugie, spazi di fuga dal quotidiano, spazi di nostra affermazione.
Prendetevela questa parola, parlate, urlate, sussurrate...
maria



E la parola la prende subito Ina, che mi manda una sua cosa, ringraziandomi, per giunta, di dare qui, a lei e agli altri della "bar boon band", spazio di visibilità.

SOLA di Ina V.

In una notte buia
in fondo al mio cuore
un grido di disperazione
un grido senza voce.
In silenzio mi allontano
per le strade di MILANO,
chiedendomi da sola
cosa sarà il mio domani?
Nessuno sa,nessuno saprà.
Cosa resterà
del mio grido senza voce?
Cosa succederà?
Il mio sorriso, la mia allegria
per nascondere il dolore
della vita mia
e sempre disperata
cammino per le strade.
E con lo sguardo nel vuoto
penso se
c'è un posto in paradiso
anche per me.

Grazie di aiutarci a farci conoscere...
Con affetto, Ina

Ho riletto Ina, la sua poesia.
cosa sarà il mio domani?
Nessuno sa, nessuno saprà.

Quel nessuno saprà può farci capire molto: non è solo l'angoscia del domani, è la certezza che di lei, di Ina, di come si evolverà o peggiorerà la sua vita non importa a nessuno, peggio: nessuno nemmeno saprà.
Ina, a qualcuno importa. In questi spazi virtuali ti hanno conosciuta come persona e ti hanno apprezzata.
Ora tentiamo di dare più voce alla tua voce e a quella degli altri.
Non sperate troppo, ma non disperate nemmeno.
Maria


un'immagine da stazionemilano, un coniglio abbandonato che abbandonato non lo è più. Il coniglio si chiama Mozart.
javascript:misure('public/clochard/11-12-06_0838.3gp');
Già alcuni blogger si stanno attivando incominciando con pubblicare un post che rimandi al link STAZIONEMILANO, in molti chiedono come poter aiutare, Mutty può dirvi come, soprattutto se siete di Milano.

Questo è l'indirizzo a cui potete scrivere direttamente, ad Ina e agli altri:
stazionedimilano@yahoo.it
e questa è la mail di Mutty, che ha avuto l'idea del blog e che aiuta la BBB, BarBoon Band.
volodellaquila@hotmail.com

Ed ora i volti di alcuni di loro, ce li ha voluti spedire Ina, con autorizzazione di Mutty alla pubblicazione.


da Mauri
ALTRE VITE
(mi sono permesso di prendere da qui
htpp://stefy71.splinder.com)

L’ho lasciato lì, mentre giocava con le sue parole, quelle appena pronunciate e quelle che mai avrebbe detto.
Le rigirava tra le mani, erano tutte le parole della sua vita. Ogni tanto qualcuna cadeva a terra calpestata dalla gente che gli passava accanto senza vederlo, che lo sfiorava senza toccarlo.
Parole perse per sempre.
Era di fronte a me, seduto a terra all’altro capo della strada, abiti sdruciti ed uno sguardo perso ad inseguire l’ultimo pensiero.
L’ho visto immergersi in un ricordo e risalire annaspando in quel mare di indifferenza umana. Ho visto una lacrima inumidire appena il bordo delle sue ciglia.
Seduta su un gradino facevo scorrere la matita sul grande foglio bianco.
La gente mi passava accanto senza vedermi e mi sfiorava senza toccarmi.
Deve essere il destino di chi decide di sedersi a terra, ci si mimetizza con l’asfalto e si diventa suolo da calpestare. In questo deve avermi avvertito come una presenza più vicina a se stesso.
Sentivo tutto il peso del suo sguardo su di me e dentro di me. Osservava i movimenti decisi di quella matita violare il candore di un foglio bianco.
Poi la matita si fermò dopo un ultimo tratto deciso a fendere l’aria.
Riposi tutto nella borsa e con cura presi il foglio su cui avevo disegnato per tutta la mattinata.
Attraversai la strada e mi ritrovai di fronte a quell’uomo che mi osservava senza dire nulla.
Raccolsi a terra l’ultima parola che gli era caduta e gliela restituii.
Una parola salvata.
Poi gli consegnai il mio foglio.
Mi guardò con stupore e lo prese con una lentezza ed una delicatezza tale da intenerirmi.
Guardò il suo ritratto, non di come era adesso ma di come i miei occhi lo avevano immaginato in gioventù.
Vidi una lacrima scendere e percorrere i solchi di un viso segnato da una vita non vissuta.
Poi mi guardò:
“Ero esattamente così tanti anni fa. E’ bello scendere in una fotografia”.
L’ho lasciato lì, mentre giocava con le sue parole, quelle appena pronunciate e quelle che mai avrebbe detto.
postato da Mauri
domenica, 08 ottobre 2006

tra le 2,45 e le 5,30. Fuoco e paura. 6 ottobre, Prenestino.


Quella con le mani fra i capelli sono io, dopo ore passate a cercare di pulire, come per cancellare lo scempio.

2,45. Notte fonda. Dormivo.
"Aiuto Maria, Maria, Maria. Scoppia tutto. Aiuto"
Notte di terrore, d'impotenza.
Davanti al portone di casa fiamme alte a barriera fino al tetto, impossibile aprire finestre sulla strada, bloccate dal calore, impossibile nemmeno avvicinarsi.
Tutti di corsa nei giardinetti del cortile, uomini e donne e bambini con gli animali di casa in braccio, tranne A e C, bloccati dentro casa da inferriate murate.
A. con un piede di porco cercava di rompere il muro mentre urlava che da un momento all'altro sarebbe scoppiata la bombola del gas.
Al 113 non risponde nessuno.
Non sappiamo cosa stia succedendo.
"Aiutateci per pietà. Moriamo"
Qualcuno dice che stanno per arrivare i pompieri.
"Aiutateci per pietà. Maria fa qualcosa"
Tentativi inutili di aiuto da parte di alcuni, se non di tutti.
Passa il tempo inesorabile, ne perdiamo la concezione.
"Aiutateci per pietà. Moriamo"
Boati e scoppi continui, il rosso delle fiamme sempre più intenso e così il calore.
Al 113 non risponde nessuno.
"Fate qualcosa, vi prego".
Prendo una scala, per salire sulla tettoia, per essergli almeno vicina. Non ci riesco. Chiedo ad altri di salire.
Lanciamo un tubo per legarlo alle inferriate e tentare di tirare. Impossibile. Provo ad attaccare il tubo al rubinetto per mandare loro almeno acqua.
"Aiutateci per pietà".
Ancora boati, scoppi improvvisi. Fumo nero esce dalla finestra del bagno di A e C.
Sentiamo sirene, finalmente. Continuo a chiamare il 113, sperando di poter avvertire i soccorsi di quella bombola del gas e di A e C intrappolati.
Al 113 non risponde nessuno.
Verso le 5 riescono a spegnere le fiamme, ad abbattere il portoncino di A e C. A e C sono sotto ossigeno nell'ambulanza. Ci abbracciamo forte. Mi sembra di averli traditi.
Intorno sembra Beirut. Indescrivibile. Carcasse di auto, moto e motorini, finestre squagliate, i marciapiedi sbriciolati, le mura cotte, tutto nero, unto, osceno. Cenere grassa che ci portiamo addosso e dentro le nostre case, violate.
Cerchiamo di pulire, con varecchina ed acido, con le pompe dell'acqua.
Mestamente pian piano rientriamo a casa.
Arriva la scientifica, se ne vanno.
Due notti che non riusciamo a dormire, siamo senza portone, chiunque può entrare. Ogni rumore ci fa sobbalzare.

Rendiamo grazie alla buona sorte, siamo tutti vivi.
Il o i piromani che hanno dato fuoco a macchine e motorini continuano ad essere liberi per la città, probabilmente passano, soddisfatti, davanti alle nostre macerie.
Quella notte son saltate altre macchine in altre vie nel nostro quartiere e nei quartieri intorno.
Ora sappiamo che i vigili del fuoco sono sotto organico, e la cosa non ci consola.
A e C ancora non trovano coraggio di rientrare a casa.
Ci sentiamo per telefono.
postato da: mariaprivi alle ore 10:36 | link | commenti (22)
categorie: amicizia, follia, violenza
giovedì, 21 settembre 2006

Maestro Schenone.

MIRABILIA, www.mirab.splinder.com/
di Maestro Schenone, del quale da troppo tempo non rubavo immagini. Per il piacre degli ospiti. E mio.

Ottimi sfarfalii.
postato da: mariaprivi alle ore 14:35 | link | commenti (5)
categorie: arte, amicizia, emozioni, ospiti
lunedì, 11 settembre 2006

legami

   
Cesare Tacchi.
Per una coppia felice. Dipinto su stoffe imbottite.



A Cesare Tacchi, amico e grande artista, 2002.


Ti racconto il mio senso del sentimento.
Anzi dell’emozione:
è un filo che collega cervellocuoreviscerefica,
l’ordine cambia
secondo i momenti
ma gli organi restano collegati.

Varia il colore di questo filo

alcuni lasciano che si spezzi.

Io cerco di tenerlo integro
senza antitesi
né moralismi
con pudico orgoglio.

Maria

Succede che, per caso, mi tornino sott'occhio vecchie cose. Cose mie ad altri, cose d' altri per me. Leggendo o guardando, questi reperti mi portano in flashback a momenti e vite passate.
E mi rendo conto del mio privilegio d'incontri, di ricchezza fortunata di frequentazioni.


uno scritto autografo di Cesare per la mostra InSegno a Ripetta.




Capo e Giro. Due sculture mobili di Cesare Tacchi, esposte nell'aula magna del Liceo Artistico Ripetta per la mostra InSegno.
Esposte anche opere di Almagno, Nunzio e Lombardo. Niente male davvero.
postato da: mariaprivi alle ore 17:10 | link | commenti (21)
categorie: arte, amicizia, emozioni, bianco e nero, pudore, colore colore
sabato, 02 settembre 2006

Enzo Baldoni.

Tempo fa qui si parlava di Enzo Baldoni, con pudore, con affetto, con rimpianto.
Altro tempo è passato dal suo assassinio, molti hanno dimenticato Enzo, ma non chi lo ha conosciuto davvero o chi l'abbia solo sfiorato, fosse solo per i suoi tanti mestieri.
Passo parola ad un suo amico caro, Till Neuburg.


Da la Catena di San Libero.

Sono due anni che hanno ucciso Enzo. Lo sgomento, la rabbia, l'enorme buco, sono sempre li'. Non si e' ancora cicatrizzato.
Queste scarne righe le scrivo da un nascondiglio. Oggi non voglio vedere e sentire nessuno. Voglio stare solo con i miei ricordi. I ricordi che Enzo ha inciso nella mia durissima testa.
I suoi assassini sono sempre li'. Nell'Iraq, a Washington e a Roma.
Ogni giorno il loro ghigno mi persegue. Li vedo, li sento, li leggo in troppi posti.
Eppure, dalle foto Enzo continua a sorridermi. E io voglio ricambiare quei suoi sorrisi. Ci provo con sforzi immani - chissa' se dalla mia faccia indurita e stiracchiata uscira' qualcosa di amichevole, di bello, di solare.
Non c'e' nessuna frase strafatta, nessun rito, nessun dio che mai mi ridara' quei momenti che ho passato con lui: si rideva tanto, forse a volte si scriveva tantissimo, ma sicuramente ci piaceva lasciarci andare come due adulti alle prime armi. Quanto mi mancano quelle deliziose cazzate, quegli sguardi di complicita', quelle curiosita' da bambini che vogliono capire come funzionano le cose.
Chi scansa con attentissimi zigzag i misteri dello zodiaco, del successo e delle chiese, a volte riesce a incocciare nell'unico mistero che vale la pena di celebrare: l'amicizia. Ho avuto la fortuna sfacciatissima di godere per anni della sua. Un'amicizia che non faceva mai rima con malizia o furbizia. Era solo grande e grossa come lui.
Sono due anni che hanno arpionato una balena che ballava nelle acque sbagliate. Nelle acque dove la calma piatta della violenza e dell'ipocrisia sono l'immobile sciabordio della stupidita'.
Ma noi continuiamo cocciutamente a leggere ad alta voce Moby Dick.
Till Neuburg



http://bloghdad.splinder.com/
http://www.balene.it/enzo/
postato da: mariaprivi alle ore 20:15 | link | commenti (4)
categorie: amicizia, emozioni, enzo baldoni, ospiti
martedì, 20 giugno 2006

segni

Lasciate qui segni di voi, segni liberi, segni leggeri, segni come vi va, se vi va.

Mi piace leggervi.
Mi piace che vi incontriate anche qui.

Grazie a chi ancora ha pazienza di lasciarmi messaggi nella posta di Splinder.
Grazie a chi non s'adombra per mancate risposte.
Grazie a chi continua a passare da qui e finora si è trovato fermo quel titolo brutto "Violenza",
fermo lì credo oramai da mesi.
Tornerò, spero col gusto del raccontare con paroline ed immaginette ,
tornerò per far caciara, come dice Lunella,
per alzare caciara ed assaporare il gioco del diverso pensare, sentire, argomentare.
Tornerò per incontrare gente bloggara,
gente come voi, gente che s'incazza anche,
gente che discute...
Non racconto privato, soprattutto quando non appartiene solo a me.
Eppure il privato è anche inesorabilmente pubblico,
esposto comunque e malgrado.

Una cosa ho da dire ora.
Gli atei sono sempre un po' più soli,
appena un pochino di più,
ci siamo deprivati dei riti,
dei conforti della preghiera nostra ed altrui.
Così dobbiamo credere nella nostra forza.
E l'usiamo questa forza.
La fede in noi stessi, in chi amiamo,
il ritrovarci a nostro modo coerenti, ci aiuta.
Eppure siamo un po' più soli,
più soli di altri che hanno spalle divine su cui appoggiarsi,
lacrime da versare mentre tracciano segni di fede,
inutili, eppure, forse, confortevoli.
Va bene.
Va bene.
Uomini e donne che contano sull'umanità,
sull'imperfetta perfezione dell'affrontare la vita nel carpe diem dell'istante pieno da vivere con senso e rigore di vita -finché c'è-, con leggerezza di sorriso, con dolore, con impegno,
con le proprie forze che devono e possono allargarsi intorno.

Ma qui scrivete cosa e come volete,
il salotto è aperto.
Servitevi da soli.
Oppure no.
Forse, chissà...

 Grazie, comunque
Maria
postato da: mariaprivi alle ore 23:13 | link | commenti (10)
categorie: amicizia, emozioni, ospiti
martedì, 07 febbraio 2006

Sul volersi bene nei blog. Amicizia e amore tra realtà e virtualità. Mag e Maria (e ospiti)

Posso rompere un attimo il silenzio Maria ?

giuro che lo faccio in punta di piedi.. scivolando sulla neve senza lasciare traccia..

ma il tuo commento da me è troppo bello.. ed è un regalo prezioso.

Allora il mio piccolo tributo.. ad una donna generosa.. di sentimenti, di emozioni, di passione..

che senza saperlo, perchè non sempre serve sapere ma basta saper "sentire", ha sempre la parola giusta.

Ti abbraccio.

La tua amica mag.

Scema, avrei un bianchetto giusto giusto per riempire il tuo ed il mio bicchiere -i calici credo che mi si siano rotti, no ne son rimasti di spaiati, van bene così-.
Brindiamo allegre alla malinconia, all'essere sceme con intelligenza emotiva.
Brindiamo a parole che raccontano cose segrete e sdrucciolano e volano e incantano.
Brindiamo a quelli che se ne vanno senza coraggio.
Brindiamo al coraggio.
Brindiamo all'ottimismo di alzare un bicchiere brindando alla vita ridendo forte, ballando, ballando un girotondo Stella stellina la notte s'avvicina...
shhhhhhhhh
a presto amica, amica cara, amica sorella, a presto amica. Noi ci siamo.

http://www.webgraffiti.it/gif/amo02/amo035.gif
 

Maria

-----------------------------------------------------------

Sulle parole e sull'ascolto, nel blog e non solo

Possibile volersi bene davvero, in un blog, senza aver mai visto la faccia dell'altra o dell'altro.
Ci si conosce, ci si riconosce, si impara a leggere dietro le parole, oltre le parole.
A volte succede che troviamo le parole giuste, spesso vengono da sole.
Altre volte no. Vorresti stendere una mano, dare una spintarella nella direzione giusta per aiutare quei primi difficili passi. Invece. A volte accade che dall'altra parte non si legge bene, non perchè non si voglia, ma perchè in quel momento le parole prendono altra strada dal significato che noi gli abbiamo dato o che credevamo di avergli dato. Dipende dall'ascolto, dalla capacità, anzi dalla possibilità, d'ascolto in quel momento.
Con Magg è sempre stato semplice comprendersi oltre le parole, nelle nostre diversità.
E non solo con Mag.
A volte il blog è terapeutico, a volte può essere distruttivo, dipende da noi.
Le parole senza i gesti, i sorrisi, i bronci o gli ammiccamenti. Solo segni immateriali, effimeri. Saper scrivere e saper leggere non è facile. Bisogna affidarsi ai nostri sensi segreti, comprendere con altro, oltre la razionalità, oltre la determinatezza delle parole.
Già la parola è riduzione di pensiero a discorso, quando il pensiero può essere tutto: idea, immagine, emozione.
Riportare il discorso al pensiero...difficile.
E quando il pensiero è emozione?
Bisogna saperlo leggere con la nostra emozionale.
Pe farlo occorre mettersi in gioco, abbattere paletti, aprire porte.
Ascoltare l'altro, l'altra con sensi aperti.  Oltre le parole, oltre le argomentazioni.
Non facile. Possibile.
Maria
-----------------------------------
Provo a tirar le somme, dopo una nutrita serie di interventi

Provo a sintetizzare:
1) nei blog è più facile ingannarsi ed ingannare > sì e no.
2) nel blog è possibile l'innamoramento, l'amore no > c'è poi questa grande differenza?
3) l'innamoramento dura poco, dopo l'innamoramento quel che resta, se resta, è amore
4) i miei ospiti hanno diverso senso d'amore, dal tiepido al bollente.

Trovo strano che si continui a considerare il blog come il mondo degli inganni. E' un mondo dove ci possono essere inganni, come nella vita reale. Come nella vita, questione di tempo, il coperchio o lo schermo prima o poi saltano.
Chi inganna, qui, può defilarsi "senza sporcarsi troppo". Nella vita, invece...pure, più o meno. Dipende.

Rileggendo i commenti emerge chiaro il nostro bisogno di emozioni, di contatto, di relazioni affettive. Emerge anche il timore, emerge il desiderio di alcuni di mettere paletti.
Ora, per quanto la comunicazione virtuale possa essere limitata da assenza di fisicità, è evidentemente che l'uso creativo ed affettivo della parola, amplificato dal nostro desiderio di contatto e di emozione, può creare il miracolo del "volersi bene" nelle sue diverse accezioni: amicizia, innamoramento, amore, e pure calesse.
C'è un altro punto qui da considerare: il tempo.
Nella vita reale il tempo ci sfugge, le relazioni interpersonali non hanno modo -spesso- di svilupparsi attraverso il racconto.
Senza il racconto di noi e l'ascolto del racconto dell'altro non c'è modo di costruire il filo della relazione, sia essa affettiva od amorosa.
Ogni forma di affettività ci porta a raccordare a rimettere in discussione e poi a ricostruire l'organicità del nostro essere "noi stessi". Farsi voler bene significa anche volere più bene a se stessi, conoscere/riconoscere se stessi, mutare crescendo.
Il tempo lungo, riflessivo, meditativo del blog permette il racconto di sè e l'ascolto del racconto dell'altro.
Qui non siamo interrotti, qui i timidi possono raccontarsi meglio, qui ci sono permessi persino i silenzi, qui possiamo scegliere chi ascoltare.
Questo potrebbe essere molto pericoloso, solo perchè il blog non può sostituire la vita reale (sebbene in alcuni casi possa allargarsi -incontrandosi de visu- al reale).

Comunque VOLERSI BENE NEI BLOG è possibile, se non altro perchè avviene.
Ognuno di noi ne ha conferme, dirette od indirette.
Maria

postato da: Magg alle ore 10:28 | link | commenti (107)
categorie: amicizia, emozioni, ospiti, ouroboro
lunedì, 12 dicembre 2005

Cose da blog. Strani amanti. Dove poi si finisce di parlare anche di innocenza, follia, artisti...



Succede nei blog.
Succede che, non avendo tu la minima intenzione di cercare rimorchio, possa accadere l'intrigo: lui legge il tuo post e lascia un commento bellino, tu vai nel suo blog e scopri che sì sembra un tipo interessante. Poi te ne dimentichi. Ecco arriva un altro commento -ironico questo e ti porta sorriso-, e poi una mailina piccina, niente di che, ma ti strizza l'occhio.
Cominci a cercare la sua firma quando apri la tua pagina e ti accorgi di rimanere delusa se non vedi il suo nick. E questo senso di delusione ti scoccia un casino.
Senza rendertene conto fai più attenzione nel redigere i tuoi post, diventi spiritosa nei commenti, adoperi seduzione. No, non per lui.
Lui comincia ad essere un ospite fisso.
La scrittura pubblica acquista una notazione privata, non proprio una lettera ad personam, questo no. Solo un tocco qua e là, un sottendere, un arricchire di significati "personali" messaggi indirizzati a molti, ma che hanno un destinatario privilegiato.
Dal blog si passa all'indirizzo e-mail, scrittura intensa, ci si racconta, ci si
conosce e riconosce.
Ti accorgi che parli di te come hai fatto con pochi, e lui pure passa al suo sentire intimo, è un dire ed un ascoltare quotidiano di piccole cose, di sogni, di fughe dall'ordinario comune agire. I pensieri volano alto e con loro le emozioni.
Durante la tua giornata accade, mentre sei in ufficio o carica della spesa aspetti l'ascensore, che la tua mente vada a quel tipo mai visto, eppure apparentemente così conosciuto, così complice.
Complicità. Assurdo, adolescenziale persino, eppure sì, accade: complicità tra estranei.
Quali estranei! Ci si è raccontati, ci si è accarezzati, ci si è sostenuti reciprocamente seppure attraverso un monitor e una tastiera.
C'è emozione nello scrivere, emozione nel leggere.
Amicizia è un termine che non sembra bastare, amore non si può chiamare.
Si passa al telefono.
La sua voce ti piace, la tua voce gli piace. C'è appena un imbarazzo al primo incontro a voce viva, poi non più.
Quella voce te la senti nella pancia (per non dire altrove) e senti, a volte, trepidazione nella sua.
I pochi silenzi son colmi di desiderio dell'altro, presto riempiti dal parlar fluido, dall'affastellarsi delle storie reciproche, di ricordi che ognuno credeva perduti e di cui deve far partecipe l'altro.
Gli uomini che ti stanno intorno ti appaiono banali, scontati, estranei. Tu, al contrario, sei un turbinio di idee, ti frullano in testa concetti ed argomentazioni con parole che hanno sapore di poesia.
Con occhi diversi scopri nuovo e bello intorno. Non hai più protezione, i sensi tesi a raccogliere percezioni.
Vivi il tuo tempo ordinario, mentre un racconto parallelo narra a lui, e a te pure, quest'altra realtà di diverso sentire. Gli racconti, silente, la tua città, le persone che incontri, impressioni, meraviglie, disgusti pure. Parole che girano nella tua testa e che sono discorsi per lui e che, una volta alla tastiera, ti accorgi in parte spariti. Altre parole giungono a dire di te, del tuo vivere, del tuo intorno. Segni neri, veloci sul monitor vergano dislessie. Non ci badi, rileggerai e correggerai dopo. Lui sembra cogliere ogni sfumatura, partecipe delle tue cose ti porge le sue: conosci il suo ufficio, il cortile dove s'affaccia la finestra ed il muro su cui si arrampica stentata una bouganvillea, la nebbia che lo accompagna di mattino nella fila di fanali accesi, conosci il suo cane.  
Ti vesti, ti trucchi per un appuntamento -cena, cinema, mostra, concerto o che altro con quel tipo che ti sembrava interessante fino a qualche mese fa- e mentre ti guardi allo specchio vorresti che lui, il complice bloggaro, potesse vederti. Non siete più amici, siete "strani amanti".
Altre mani ti toccano, altri occhi ti guardano.
L'uomo che ti sta accanto, seduti vicini al piccolo tavolo del ristorantino nepalese, ti sfiora la mano per chiederti di passargli la salsa allo zenzero.
Quel tocco non è il suo. L'uomo che ti sta accanto si avvicina al tuo orecchio per un commento piccante su quei due seduti più in là che lui conosce, ti arriva alle nari il suo odore.
Quell'odore non è il suo.
Improvvisa, dura, cattiva, ti colpisce l'assurdità di questa storia senza tocco, senza odore, senza sguardo.

maria
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Anchilosate,
dita scorrono su figure geometriche
indefinibili al cuore
in cerca di tatto,
vuote di calore
si sciolgono,
pronte a risucchiare
ogni fatuo fuoco
che s'infiamma davanti ad uno schermo.
Sciolte,
sanno di poter tornare,
rannicchiate,
dentro tasche conosciute.


da Ago, per me 
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Passeri e Passere

 
Vi ri-annuncio che il prossimo post si chiamerà Passere e Passeri (titolo inventato da ciccioprof) ed avrà come tema le diverse etimologie dialettali degli organi sessuali femminili e maschili -torneremo a parlare di fichi e cazzi con tono alto-, occorre il vostro contributo: andate da Ago per capirne di più, leggete i commenti al post "rubata da guitto" ed inviatemi e-mail, sempre che l'argomento vi attragga.
Uno degli elementi della questio è capire in quanti dialetti ci sia inversione di genere tra femminile e maschile, e, possibilmente, scoprirne le motivazioni.

contributo |di Innamoratocronico:
Marche:
Passero = uccello, pistello, nerchia
Passera = fregna, cocchia (tipico termine per indicare persona lenta e svogliata è "cocchiamolla", dove "mollo" in anconetano significa bagnato, inzuppato: non chiedermi come è nata l'espressione)
altra tipica espressione anconetana è: "Sei una borcia" per farti capire che "hai stancato" i presenti, insomma per dirti "sei una palla" o " che palle!", infatti:
scroto = borcia
(contributo di kreshatik)
Toscana
passera = cicala (per la forma della cicala ad ali socchiuse?)
postato da: mariaprivi alle ore 16:15 | link | commenti (128)
categorie: amicizia, emozioni, erotismo, costume, follia, ospiti, innocenza
giovedì, 08 dicembre 2005

toccarsi

(la foto è un contributo di una mia cara ex alunna. non ne conosco l'autore)

Ieri sera mi è stato assegnato dalla prof un compito e stamattina, svegliandomi, ho avuto l'impressione che fosse già bello e fatto. Ora speriamo in un bel voto.
Innamorato cronico


Intrigo d' emozioni

Toccarsi.

Sfiorarsi di spiriti,
lievi soffi
su turgidi capezzoli
Accarezzarsi di verbi,
caldi tocchi
su candida pelle.

Toccarsi dentro
prima che fuori,
intrigo d'emozioni
che accende voglie
e rochi desideri
inespressi.

Toccarsi d'anime
senza contaminazione
di sguardi
scarica elettrica
che incendia i sensi,
amplesso della mente.

Toccarsi.

 di Innamorato cronico


Strano mondo il mondo bloggaro.

Ieri, tornata a casa dopo serata di tregenda (immaginate la macchina ferma sulla Roma L'Aquila, senza benzina, al gelo, mentre ti sfiorano -letteralmente- TIR che ti lasciano a sballonzollare per lo spostamento d'aria), apro il Mac per rilassarmi prima di imbastire una qualche cena.
Avevo riletto la sera prima una poesia di innamoratocronico, da lui, ma che aveva composto per un mio post. Bella.
L'immalinconimento mio