chissà

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una vecchia signora per-bene e per-male, capace ancora d'entusiasmi, a volte imbarazzanti -per gli altri-. Non amo gli ismi, non amo le certezze, preferisco il percorso alla meta. Amo la leggerezza, la libertà, fili lievi, fili attorcigliati, niente catene. Una che ama l'ozio come spazio vitale e ritiene intelligente la parola "forse".

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giovedì, 29 novembre 2007

La scena dell'arte. Fotografare l'arte.

LA SCENA DELL'ARTE
inaugurazioni: lunedì 3 dicembre | ore 18 | maxxi | roma |
martedì 4 dicembre |ore 21.30 | pac | milano |
24 giugno 2008 | gam galleria d'arte moderna | torino




Tre città, tre musei realizzano per la prima volta in Italia una vasta mostra dedicata all'opera fotografica di Ugo Mulas, dagli esordi alle opere estreme. Roma, Milano, Torino congiuntamente presentano il più ampio spaccato, che mai sia stato offerto al pubblico, della fotografia che Mulas ha dedicato al mondo dell'arte contemporanea, fulcro della sua ispirazione d'autore.
La retrospettiva, ordinata con il concorso dell'Archivio Ugo Mulas, presenta circa 600 opere suddivise in due sezioni parallele e contemporanee a Roma e a Milano. E successivamente, a giugno, confluenti in un'unica rassegna a Torino.

Archivio MULAS

E per gli appassionati Claudio Abate, artista e fotografo degli artisti a villa Medici, Accademia di Francia.
Entusiasmante, commovente, estetica con senso. Ultimi giorni.
C'è anche la fotografia di un'installazione di Marina Paris da noi. Al Liceo Ripetta. Inaspettata.



Claudio Abate - Fotografo
Data di apertura giovedì 25 ottobre 2007
Data di chiusura domenica 02 dicembre 2007
giovedì, 22 novembre 2007

Arte contemporanea. Incontro?

a Perugia, mostra d'arte contemporanea


Michael Dumontier. Essenziale e rigoroso. Poetico.
Cosa vi ricorda?

Già colto al primo commento il riferimento. Quindi non era solo mia evocazione. Eppure diversa è la posizione delle mani e delle dita. Li abbiamo dentro i grandi del passato, le loro opere, icone fortemente insediate nel nostro immaginario.


Ed ecco qui, a confronto, il tocco della creazione.

Altre opere dell'artista.

   

Il paesaggio italiano. Un bene straziato.

Appello per raccolta firme

MANETTE
A CHI FRODA IL PAESAGGIO

MANETTE A CHI FRODA IL PAESAGGIO

Art. 9 Costituzione Italiana:
“La Repubblica... tutela il paesaggio
e il patrimonio storico e artistico della Nazione”.

La sorprendente e positiva sentenza della Corte Costituzionale n. 367 del 7 novembre scorso riconferma il valore assoluto e primario del PAESAGGIO, in linea con l’art. 9 della nostra Costituzione: respinge infatti tutti i ricorsi delle Regioni che rivendicano impropriamente la competenza in tema di tutela del paesaggio. Questa decisione rappresenta un punto fermo importantissimo per il futuro del nostro Paese, ma tutti noi siamo chiamati a mantenere alto il livello di attenzione, a continuare a vigilare sull’operato delle nostre istituzioni perché tale sentenza si tramuti in fatti concreti.

Forte del raggiungimento di questo fondamentale traguardo, durante il Convegno “S.O.S. Paesaggio: aggiornarsi per intervenire” che il FAI ha tenuto ad Assisi il 10 novembre scorso, il ministro per i Beni e le Attività Culturali, Francesco Rutelli, ha invitato la nostra Fondazione a sostenere la proposta di legge presentata dal suo ministero il 23 maggio scorso.

Si tratta di una legge che aumenta le sanzioni penali per chi danneggia il paesaggio e introduce il nuovo reato di “frode paesaggistica” per chi utilizzi documenti falsi o falsifichi documentazione allo scopo di edificare in violazione delle norme. In particolare, sono previste sanzioni più severe per il reato di danneggiamento di bene paesaggistico (ora punito solo con ammenda) come la reclusione fino a quattro anni e la multa fino a cinquantamila euro.

Invitiamo tutti - aderenti, amici, sostenitori – a firmare questo appello per far sentire la nostra voce fino in Parlamento, affinché il disegno di legge presentato dal ministro Francesco Rutelli sia approvato al più presto. Se avete a cuore il PAESAGGIO, specchio dell'identità di ciascuno di noi, firmate e inoltrate questa petizione a più persone possibili. Grazie.


FACCIAMO SENTIRE LA NOSTRA VOCE IN PARLAMENTO
>>
Sottoscrivi anche tu l’appello <<

MANETTE
A CHI FRODA IL PAESAGGIO


>> Scarica qui il disegno di legge
postato da: mariaprivi alle ore 09:37 | link | commenti (1)
categorie: paesaggio, natura, italia, politica, appelli, bellezza, fai , sottoscrizioni
venerdì, 16 novembre 2007

Lo spazio del silenzio. Rothko



Lo spazio del silenzio è luogo del pensiero



Lo spazio del silenzio è luogo dell'emozione.

    

Rothko è pittore del silenzio. Lo diceva lui stesso: i miei quadri devono essere visti in silenzio od ascoltando Mozart. Vero. Verissimo.
Un'emozione della stessa intensità e qualità l'ho provata poche altre volte dinanzi ad un'opera d'arte, a Urbino davanti a Piero, sicuramente.
Sto parlando, ovviamento, della monografica di Mark Rothko
                                            al Palazzo delle Esposizioni Via Nazionale 194
                                dal 06 ottobre 2007 al 06 gennaio 2008

Impossibile perdersela.
Non bisogna essere cultori del contemporaneo, non importa, basta svuotarsi di pregiudizi e giudizi,
Basta farsi prendere dallo spazio colore, dallo spazio non-forma non-figura e, vi assicuro sarete catturati, portati nel luogo del silenzio e dell'emozione.

Una pittura così non è riproducibile, né sulla carta stampata, né sullo schermo.
Ha bisogno di contatto diretto per raccontarsi, ha bisogno della metratura della grande tela per manifetarsi appieno.
Non perdetevela.

Bello anche lo spazio espositivo -finalmente riconsegnato alla città ed ai suoi ospiti-, giusto, pulito, senza inutili orpelli o scelte di tendenza e sufficientemente importante  da creare supporto alle opere esposte.
Catturano anche i laboratori speciali al piano terra. Studiati per i bambini, sono utili anche ad adulti intelligenti.

Lasciatevi un giorno intero se volete vedervi tutto senza sprecare i soldi del biglietto o ritornate per completare il giro con Kubrick, e se non vi resterà tempo Ceroli non vi perderete nulla. Non si capisce cosa ci azzecchi lì, io almeno non lo capisco. Una scelta che pecca di provincialismo. Altri italiani, artisti di senso e di poesia, ne abbiamo che -dignitosamente- avrebbero potuto essere accostati al magico alchemista, giustamente scelti tra gli scultori. Ed a me viene in mente Almagno. Ma lui... discorso troppo lungo e fuori luogo qui.
Niente polemiche in una giornata di godimento come questa, confortata anche dal piacere che mi ha dato toccare la partecipazione autentica di buona parte dei miei studenti.
maria

Due righe di approfondmento:
Per i primi lavori di Rothko, la mostra si focalizza sui dipinti, relativamente piccoli, eseguiti con una preparazione in gesso, il cui uso tende a dare al pigmento una qualità simile all'affresco, con delicate tonalità ed una consistenza sottile dove è evidente l'influenza dell'arte italiana del Quattrocento, in particolare di Beato Angelico.
La tradizione del Rinascimento italiano, soprattutto degli affreschi, ha avuto una straordinaria influenza sulla serie di commissioni murali del periodo classico di Rothko. Queste suggestioni sono esplorate anche nel caso dei lavori surrealisti, nei quali la tecnica dello strato sottile di pittura e delle velature è sempre più perfezionata.
Accanto a una selezione dei cosiddetti "Multiforms", caratterizzati da macchie di colore e da un particolare effetto plastico - spaziale, che completa la prima fase dei lavori di Rothko, si possono ammirare alcuni dipinti successivi, con sempre più ampi campi di colore rettangolari.
Il "classico" Rothko, con i lavori più maturi, realizzati negli anni ‘50 su tele di grande formato, costituiscono la parte più affascinante, e più nota, dell'attività dell'artista, per la straordinaria qualità dei colori, per l'originalità e l'intenso effetto delle sue composizioni.
Tra questi il grande il nucleo di quadri della sala dedicata al''artista alla Biennale di Venezia del '58, che segna il primo apprezzamento della sua arte in Europa, oltre ad alcune opere appartenute originariamente a collezioni italiane. Inoltre, le tele "Blackform", con la singole forme scure squadrate, dipinte a partire dal 1960, danno l'idea del forte desiderio di Rothko di creare uno spazio spirituale.
La mostra si conclude con gli ultimi dipinti dell'artista, i "Black on Gray", un gruppo di opere che segna il culmine di un'arte sempre più austera e orientata verso nuove prospettive artistiche in rapporto diretto con lo spettatore.
Le opere esposte provengono dai più importanti musei internazionali: Fondation Beyeler, Basilea; Guggenheim Museum, Bilbao; Tate, Londra; High Museum of Art, Atlanta; The Baltimore Museum of Art, Baltimora; Walker Art Center, Minneapolis; Los Angeles County Museum of Art, Los Angeles; Museum of Contemporary Art, Los Angeles; Solomon R. Guggenheim Museum, New York; The Metropolitan Museum of Art, New York; Whitney Museum of American Art, New York; Allen Memorial Art Museum, Oberlin; National Gallery of Art, Washington; National Gallery of Australia, Canberra; National Gallery of Canada, Ottawa; Museo Tamayo Arte Contemporáneo, Città del Messico; Tel Aviv Museum of Art, Tel Aviv.
A queste si aggiungono alcune opere concesse da collezioni private, tra cui un importante nucleo di proprietà di Christopher Rothko e Kate Rothko Prizel, che hanno contribuito in maniera decisiva alla realizzazione della mostra.
giovedì, 15 novembre 2007

Fare grafica. Un ritratto disegnato vettorialmente.

Giulia_base_web
originale

fotografia
in pdf o tiff
(si può aumentare il contrasto)













qui sotto il rendering in illustrator
con pochi passaggi tonali
giulia_ill_W
giulia_ill_traccia










Le tracce disegnate in illustrator individuano e delimitano zone di tono diverso. In questo caso i toni sono 5.

Giulia_ritratto-mosso




























Altra versione, disegnata con più particolari, e con un maggior numero di passaggi tonali, mi sembrano 8.
L'effetto è più realistico.



Giulia_mos_traccia



























Qui si possono vedere le tante tracce che permettono una resa più realistica del soggetto.
Una posterizzazione dell'originale con Photoshop può sicuramente aiutare.
Il tutto è opera di Giulia Guglielmo, mia ex alunna di quinta A, a Ripetta, ovviamente.

Sulla contemporaneità.




Non esiste contemporaneità senza storia
,
ma non
c’è storia senza contemporaneità.
Kjetil Trædal Thorsen

grande architetto scandinavo che sogna di costruire un ponte sul Tevere.
Pedonale.

postato da: mariaprivi alle ore 12:49 | link | commenti (1)
categorie: architettura, arte, contemporaneità
martedì, 13 novembre 2007

sullo stato dell'arte. Oggi

Cosa è arte oggi?
Bella domanda, che del resto pochi si fanno.
Molto più facile che le persone sentenzino sulla morte dell'arte, sul valore delle opere del passato di fronte all'insulsaggine dell'oggi.
Può essere. In fondo l'arte non serve e mai è servita, se ne può fare a meno.
Lo dico per provocazione o forse no.
L'arte è sempre servita ai vari poteri per convincere, propagandare, persuadere o distrarre.
E la gente se l'è gustata in buona fede, ne ha fatto uso.

Poi le cose son cambiate, sparite alcune committenze -chiesa, sovrani, regimi- ne sono comparse altre: i ricchi borghesi, i medi borghesi, via via a scendere man mano che la massa acquistava potere d'acquisto.
Son cambiati i prodotti dell'arte, di conseguenza, son cambiati a cominciare dai grandi formati che non sarebbero mai potuti entrare nelle abitazioni civili dei comuni mortali.
Son cambiati i generi: al posto delle battaglie le scene di vita, al posto dei soggetti religiosi le nature morte, al posto delle immagini dei sovrani i ritratti del Signore e della Signora Tal dei Tali.

Gli anni Cinquanta e Sessanta hanno visto gli oggetti cominciare ad essere protagonisti della nostra vita quotidiana, interpreti e portatori di personalità, senso, cultura, gusto (ed anche del contrario di tutto questo). Se ne accorsero in Inghilterra ed in America, tanto che gli oggetti divennero soggetti nell'arte, non più complementari dell'uomo e delle sue storie, ma loro stessi racconto e/o messaggio. L'arte fece POP, come "popular", o come -semplicemente- POP
.


Ed ora? La faccio breve. L'arte è pervasiva, è ovunque.
Che vi piaccia o no, l'arte è sui muri delle strade, nei cartelloni pubblicitari, nelle cose d'uso comune. E la fanno non sono i designer, gli stilisti, gli artisti delle installazioni e delle performance, la fanno anche tutti coloro in grado di riconoscere un buon oggetto comunicante.
Su quell'aggettivo si può discutere, per quanto si possa discutere di emozioni, sensazioni, gusto.

Qui sotto recensioni di libri in cui si parla di questo ed altro.
In modo più alto del mio, e forse non più sensato e nemmeno più chiaro. Infatti mi domando perché mai i recensori si ostinino a voler far letteratura, invece di pura, semplice, nitida recensione.

maria

da Exibart

 L'arte allo stato gassoso

(idea 2007)

A più di tre anni dalla sua pubblicazione in Francia, è stato finalmente tradotto il libro di Yves Michaud. Un breve ma denso saggio sullo stato dell’arte contemporanea. E sul processo di estetizzazione dell’esperienza quotidiana che contrassegna il nostro presente...


pubblicato lunedì 12 novembre 2007

Viviamo, secondo Yves Michaud, nell’epoca del “trionfo dell’estetica”. Un mondo “straordinariamente bello”, nel quale ogni aspetto della vita quotidiana è esperito, grazie agli sforzi del design, della moda, dell’industria del turismo, secondo i parametri della bellezza, della piacevolezza, del godimento sensibile e del divertimento. Parametri che orientano le nostre scelte, i nostri comportamenti, le nostre ricerche. Paradossalmente, però, a questa diffusione del carattere estetico, sensoriale e sensazionale dell’esperienza corrisponde un movimento di sparizione e “s-definizione” dell’arte, di dispersione del suo carattere oggettuale, legato cioè alla fisicità dell’opera, in un “etere artistico”, in un’aria che permea e avvolge tutto, in un’atmosfera nella quale qualunque cosa può divenire arte. L’opera d’arte scompare nelle procedure che la realizzano o nelle provvisorie esperienze che essa occasiona. L’arte allo stato gassoso si diffonde ovunque.
L’intenzione descrittiva è corroborata da una struttura teorica forte, che tenta di perlustrare il fenomeno contemporaneo del trionfo dell’estetica rendendo conto, al tempo stesso, della sua genealogia, degli effetti che ha sul pensiero estetico contemporaneo e sulle trasformazioni dei comportamenti umani, e cercando di profilare quale avvenire si prefigura per l’arte dal punto di vista tanto delle condizioni della sua produzione quanto della sua ricezione.
Yves MichaudLa prima metà del saggio è dedicata all’arte contemporanea, quella che Michaud chiama l’arte del post-post, l’arte che non si definisce distanziandosi dalle tendenze che la precedono, né denunciando ex novo i propri intenti programmatici, ma che senz’altro esibisce, in piena consonanza con le trasformazioni geo-politiche che contrassegnano gli ultimi anni del XX secolo, la fine della modernità. L’arte contemporanea viene allora analizzata sullo sfondo tanto di una generale riflessione etnografica e antropologica sull’attitudine artistica che contrassegna da sempre il comportamento umano, quanto di un confronto serrato con l’arte che l’ha immediatamente preceduta, quella del XX secolo.
L’autore non trascura di gettare uno sguardo accurato sul panorama del pensiero estetico e sulle teorie che alcuni dei suoi principali esponenti (Benjamin, Greenberg, Danto, Goodman) elaborano nel secolo scorso a fronte delle grandi trasformazioni registrate dal mondo dell’arte.
Ma è sicuramente nella parte conclusiva che Michaud arrischia, mantenendosi al di qua di condanne o apologie, la sua personale mappatura del nostro presente. Yves Michaud - L'arte allo stato gassoso - Idea - Roma 2007La vaporizzazione dell’arte e l’estetizzazione di tutta l’esperienza determinano una modificazione del comportamento estetico dell’animale umano, sempre più alla ricerca di soddisfazioni sensoriali estemporanee e spensierate che trasfigurano la dimensione del quotidiano, di occasioni per evadere e di esperienze che lo aiutino a riconoscersi e a identificarsi, pur nella mutevolezza frenetica scandita dai ritmi della moda. A tutte queste esigenze è chiamata a rispondere l’arte, tanto nella forma istituzionalizzata dei musei, dei vernissage, degli eventi culturali, quanto nell’inafferrabile, eppure estremamente concreta, dimensione aerea che ri-veste la nostra forma di vita e ne definisce la specifica e transitoria identità. A questo livello, il lavoro dell’arte si coniuga in modo estremamente produttivo con quello dell’industria del turismo, la cui enorme espansione va di pari passo con il processo di vaporizzazione dell’arte e di estetizzazione dell’esperienza in generale. Le traiettorie del turismo s’incrociano con quelle dell’arte. Ed è proprio lungo queste che si elaborano e si manifestano le identità locali e globali e che si definiscono i modi e le possibilità dell’incontro e della contaminazione con l’alterità.

giulia matteucci



immagini pervasive tratte da www.mondopop.it
le altre sono note
libri_saggi

Sessoarterock’n’roll
(atlante 2006)

Spogliata della sua aura, l’arte svela curiosi parallelismi con la cultura di massa. Il libro li analizza con un’operazione neanche troppo sofisticata: rileggere l’arte con un linguaggio da fan...


pubblicato mercoledì 7 febbraio 2007
Annullata la distanza tra alta e bassa cultura, con un linguaggio diretto e colloquiale, ci si muove con disinvoltura, con una prospettiva transdisciplinare e al di là di una mera visione storicistica.
Fabriano Fabbri, giovane docente all’ateneo bolognese, insieme ad alcuni amici della scuola barilliana e in tempi non sospetti si era occupato di indagare i parallelismi tra arte contemporanea, musica e letteratura (Artbeat, 1999).
Oggi egli recupera un intelligente approccio metodologico per risistemare la storia dell’arte del secolo scorso, risvegliando nei lettori un senso di rammarico nel veder la critica impegnata nelle retrovie della storia invece che nella prima linea dell’arte del secolo XXI, contro l’accozzaglia disordinata del trendismo curatoriale.
Il nostro finisce invece per beccarsi la bacchettata negativa dell’autorevole domenicale del Sole24Ore. Perché nel 2007 le associazioni tra ambiti culturali diversi sono diventate una moda persino abusata e il buon Fabbri ha perso, per così dire, il diritto di prelazione. Ma c’è una bella differenza tra mescolare le carte per trovare una vulgata al turista culturale di bocca buona e inseguire un fil rouge che ha segnato la sperimentazione del passato non tanto remoto.
La storia culturale recente riannoda i suoi fili marginali, segue percorsi alternativi, nei quali si riscattano figure spesso dimenticate, che hanno giocato ruoli fondamentali nella costruzione del gusto. Da Ivan Puni (1892), precursore del ready made nel contesto delle avanguardie russe, a Luigi Russolo (1885), riletto non come pittore futurista ma come sperimentatore nel campo musicale, dj ante litteram e foLa sopertina del volume nte di ispirazione per Cage, Pink Floyd, Einstürzende Neubauten; da un Depero che anticipa l’happening a Arthur Cravan, nipote di Oscar Wilde, che fa lo stesso con la body art. Eliseo Mattiacci ripercorre gli stessi amori di Jim Morrison ma si scivola anche in confronti arditi, come quello tra Schwitters e Willy Coyote. E quando si parla di Murakami, è il performer di Gutai Saburo e non il pupazzaro top player Takashi.















Sullo sfondo troneggia Duchamp, ma le direzioni del ragionamento di Fabbri sono imprevedibili, in continuo contrappunto con le vicende della cultura di massa, secondo la logica ipertestuale: ogni spunto è buono per rimandare altrove, là dove, anche le ricerche più concettuali ed ermetiche, magari a distanza di decenni hanno trovato strumenti e contesti per diventare rassicurante quotidianità.

Il lavoro di Fabbri è rischioso. Il limite del suo volo d’uccello è l’eccesso di semplificazione, della prospettiva teleguidata, che può indurre ad interpretazioni distorte o alla sensazione di aver compreso, attraverso la parte, il tutto. Ma può servire a rimettere in gioco un’altra storia, dove c’è anche un bel pezzo d’Italia. E tanto basta.

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alfredo sigolo

lunedì, 12 novembre 2007

Asciuttezza. Copia e incolla, da Mel a Chissà.

Asciuttezza

08112007021

                    Sunt lacrimae rerum et mentem mortalia tangunt.

                        Virgilio, Eneide I, 462

L'asciuttezza dello stile mi piace.
Serve un'asciuttezza di stile di vita, anche.
La ribellione deve riuscire a godere di una giusta lontananza dalla mischia e dall'ovvietà del contrasto rancoroso.
Il che non significa mancanza di emozionalità partecipativa, il che non significa assenza di partecipazione emozionale.
Esistono tanti modi di esserci, malgrado e comunque.
Esistono modi per non sentirsi schiacciati.
Il sistema temo-penso sia creato da tutti noi, in qualche modo perpetrato e perpetuato: pagare il pizzo, addossare colpe a singoli -seppur deprecabili- individui, adeguarsi per comodo o stanchezza, derogare, demandare, asservirsi, considerare inutile il proprio negotium, rinunciare al pensiero divergente (dai cattivi e dai buoni)...
Il timore della morte uccide più della morte.

Maria  (http://mariaprivi.splinder.com)
 
Esistono tanti modi per non sentirsi schiacciati.
Anche guardando questa meraviglia, asciugata dai secoli e dalle intemperie.
Abbastanza "asciutta", no?
Proprio dietro il liceo, dove insegno.
mel
 
(Ho scattato la foto col cellulare, durante una pausa-caffè.)
postato da: melchisedec alle ore novembre 11, 2007 12:19
postato da: mariaprivi alle ore 16:33 | link | commenti (1)
categorie: vita, arte, sicilia, antimafia
venerdì, 09 novembre 2007

Gary Baseman. Un grande, lui e il suo Toby.


mariateachertoby72Lui è Toby.
L'altra sono io.
Entrambi alla Galleria Mondo Pop, in via dei Greci numero 30.
Dall'altra parte c'è Baseman, dietro l'obiettivo.

Toby è l'amico di Gary, molto più di un toy. Insieme ovunque.
Baseman è un artista, vero.
Generoso, entusiasta, incoraggiante.
Si è raccontato a me ed ai miei studenti in un incontro casuale ed importante.


Gary, l'uomo che reinventò i giocattoli.

postato da: mariaprivi alle ore 00:06 | link | commenti (18)
categorie: arte, gary baseman, new pop, surreal pop