Tanta violenza intorno, molti generi di violenza. Sulle persone, sugli animali, sul territorio, sull'ambiente, e non solo.
Qui, insieme, abbiamo affrontato e discusso alcuni casi, abbiamo denunciato casi e diffuso notizie.
"Come muore la mia terra" è servito (vedi "Come muore la mia terra, due mesi dopo"), c'è stato un movimento d'opinione, c'è stato Alex che con coraggio e determinazione e costanza rara ha continuato a martellare duro. Abbiamo tutti sentito i telegiornali: in Campania magistratura e forze dell'ordine si stanno muovendo contro le discariche abusive ed avvelenatrici. Forse tra qualche anno da quelle parti si morirà di meno.
Cronaca recente ci ha fatto conoscere la morte di giovani donne, l'ultima con il suo bambino che non ha fatto nemmeno in tempo a nascere.
Senza parole io, ospito un commento di Sergio Martella, psicologo padovano di cui ho già pubblicato sull'esposizione del crocifisso nei locali pubblici ed amministrativi, tema che provocò polemiche, meglio dire dibattito.
È successo ancora. Jennifer, una giovane vittima di violenza da parte del solito amico, fidanzato, marito, amante. Queste categorie sembrano essere una potenziale minaccia nella vita di una donna: già Avvenimenti (25/06/1997)* pubblicava il resoconto di Telefono Rosa secondo il quale l’89% delle violenze denunciate dalle donne provengono dai compagni con i quali intrattengono relazione. Nessuno tuttavia coglie il senso più sconcertante di questo dato: perché la violenza non è opera di un estraneo, ma di un soggetto che è stato vagliato e in precedenza accolto dalla donna stessa? La Bella e la Bestia, King Kong, il Drago e la fanciulla prigioniera… quale maledizione incatena la giovane donna ad un destino preordinato di violenza? Suggerisco di rileggere le favole – se non si vuole affrontare lo studio della psicoanalisi (consiglierei: E.Neumann, La psicologia del femminile, Astrolabio) – perché anche le favole insegnano che la componente masochista nella persona è l’inevitabile effetto di un affetto sadico nell’educazione familiare. La letteratura spontanea riporta il ruolo della strega, della matrigna e della dormiente avvelenata, la figlia infelice, spesso destinata a dover morire per risorgere a causa dell’invidia materna. Una educazione fondata sul peccato, sull’esproprio della sessualità, sul sacrificio del figlio genera inevitabilmente nei giovani una pari disposizione all’autodistruttività.
È ora di fare delle serie riflessioni, anche sugli organi di informazione, perché l’insopportabile responsabilità della crudeltà negli eventi di cronaca ricade sulla coscienza di ciascuno. Non si può tacere con omertà ed omissioni. Bisogna riflettere innanzitutto sul ruolo della famiglia e dell’educazione religiosa improntata ad esaltare il ruolo salvifico della morte del figlio. Può la salvezza derivare dal sacrificio di un debole? Non l’assenza di questi valori, ma la loro egemonia nell’educazione dei giovani genera una realtà di violenza e disgrazie.
Fa riflettere soprattutto il discutibile gesto della madre di Jennifer che non esita ad ostentare il corpicino di un bimbo, l’ennesimo, mai nato all’amore vero dell’uomo.
Sergio Martella – Padova
www.arte-e-psiche.com
* http://www.arte-e-psiche.com/a&preport/Telefonorosa-violenza.gif
Testo duro, con una riflessione finale che è tesi e battaglia per Sergio Martella. Ma ci sono altri temi in questo breve e denso testo. Temi sui quali, forse, val la pena riflettere.
Maria (con molte cose da fare che la tengono lontana dal blog e, purtroppo, dagli amici del blog)