chissà

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Blogger: mariaprivi
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una vecchia signora per-bene e per-male, capace ancora d'entusiasmi, a volte imbarazzanti -per gli altri-. Non amo gli ismi, non amo le certezze, preferisco il percorso alla meta. Amo la leggerezza, la libertà, fili lievi, fili attorcigliati, niente catene. Una che ama l'ozio come spazio vitale e ritiene intelligente la parola "forse".

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domenica, 30 aprile 2006

tutto a maggio. Incontri davvero speciali a Ripetta.


L'incontro con Gabo è rimandato a Settembre. Così è. GRRRRRRRR


invito a Ripetta, grandi incontri con chi l'arte e la letteratura la fa, la conosce, la diffonde.

sculture di Almagno, Lombardo, Nunzio, Tacchi ed opere di alcuni studenti. Un testo che racconta "insegnare arte".

il grande Gabo viene in Italia per incontrare i ragazzi di Ripetta. Lo dobbiamo alla casa editrice fuoridallerotte e, ovviamente, all'impegno dei miei studenti. Vi ricordate di "votalacopertina"?

il curatore della mostra alla Scuderie del Quirinale racconta Antonello, la mostra, come nasce una mostra grande così.
Progetto alternanza Scuola/Lavoro. I nostri studenti in stage alle Scuderie.

L'invito all'incontro con Gabo e Mo. Due grandi vecchi (ma vecchi non vogliono sentirselo dire) incontrano gli studenti di Ripetta e rappresentanze delle scuole romane "storiche" (non per noblesse oblige, solo per mancanza di spazio). Ne nascerà anche un video d'arte.

Posti consentendo, le porte sono aperte al pubblico.
Maria
(non perdetevi il post precedente. Buone notizie da Alex, Così muore la mia terra, due mesi dopo)
postato da: mariaprivi alle ore 22:32 | link | commenti (17)
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Qualcosa abbiamo fatto. Come muore la mia terra. Due mesi dopo.

(di Alex).: Come muore la mia terra. Due mesi dopo :.

"Voi avevate voci potenti, lingue allenate a battere il tamburo.
Voi avevate voci potenti, adatte per il vaffanculo."
(F. De Andrè).

Sono passati oramai due mesi abbondanti, da quel giorno di rabbia, da quel 23 febbraio 2006 in cui pubblicai qui il post intitolato "Come muore la mia terra".
In due mesi è successo tutto ciò che, fino alla sera prima, non sarebbe stato prevedibile. Per questo motivo, sento arrivata la quasi necessità (anche senza quasi) di tracciare un piccolo bilancio intermedio circa quanto avvenuto finora.
Per motivi facili da comprendere, non tutto può essere qui descritto: ci sono nomi che non possono essere fatti, ci sono attività che, dietro parere di avvocati o delle forze dell'ordine o del buon senso, non possono essere citate. Però molte cose da raccontare ci sono.
Quel post lo scrissi all'indomani del 18 febbraio, uno dei giorni più duri della mia vita in assoluto. Pertanto ne risente. E' un post scritto durante una fase di forte emotività, prima di razionalizzare il tutto. Un post scritto non a causa della scoperta di un massacro, poichè già lo si sapeva da almeno dieci anni, ma dal fatto che quel massacro mi ha colpito personalmente, entrando prepotentemente in casa mia una volta nel 2004 e, una seconda volta, il 18 febbraio scorso.
 
La risposta di voi lettori è stata quanto di più inatteso potesse esserci.
Poche ore dopo, ma davvero poche, il post era già stato copiato e incollato su alcune decine di blog, su varie piattaforme italiane e non. Come noto, cerco sempre di segnalare nei miei post chi li linka dall'esterno, ma in questo caso non ci sono riuscito. Ad un certo punto ho dovuto rinunciare a questa pratica, essendomi impossibile "starci dietro".
... ... continua da Alex

Grazie Alex (ma ci eravamo detti di non ringraziarci più vicendevolmente)
Maria
postato da: mariaprivi alle ore 21:30 | link | commenti
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venerdì, 21 aprile 2006

Una brutta, costosissima ferita.

Tra i tanti luoghi magici di Roma, ce n'è uno un poco sfigato. C'è un genius loci, sicuro, ma -appunto- non gli ha detto molto bene.
C'era il porto di Ripetta, c'era la tomba di Augusto (un tumulo etrusco, severo all'esterno ed all'interno).

C'era pure il cantiere in cui si è costruito il Pantheon.
Poi, nel tempo, lì intorno, vennero su buone ed ottime cose: piazza di Spagna, piazza Navona, piazza del Popolo.
Non vi dico di chiese, di ospedali, di botteghe, di nomi di vie che fanno parte dell'immaginario del mondo.
Lì intorno ci son passati, tra gli altri, Bernini e Borromini ed hanno lasciato segno.
Nell'Ottocento, parallelo al fiume, un papa fece costruire l'edificio dell'Istituto di Belle Arti, la mia scuola, quella dove studiai e dove oggi insegno.
In mezzo, una piazzetta a ferro di cavallo, il Ferro di Cavallo, appunto.
Qualche fascista pensò di costruire intorno al mausoleo di Augusto una simil-piazza, che oggi ha dignità storica e persino formale, che poco teneva conto di una bella chiesa preesistente, San Gregorio. Tra i tanti interventi di buona architettura di quel periodo -e di qualche malaugurato disastro-,  questo proprio buono non fu.
Piazza Augusto imperatore era aperta verso il fiume, ma verso il fiume qualcuno piazzò l'Ara Pacis (che lì non stava) e la chiuse in un parallelepipedo con grandi vetri.

A questo punto si aveva una piazza senza lo spiazzo della piazza e una salita verso il Tevere dove impropriamente poggiava l'Ara Pacis, stretta dal lungotevere e dalle sue file di macchine.
Questo luogo sfigato, eppure bellissimo, eppure con un suo genius loci di forte identità, è stato oggetto di centinaia, forse migliaia, di progetti di studenti di architettura e poteva essere oggetto di un concorso nazionale ed internazionale per la sua risistemazione.
Senza essere necessariamente architetti od urbanisti, chiunque dotato di buon senso e minimo gusto poteva facilmente capire che lì c'era solo da togliere e di aprire verso il fiume: spostare altrove l'Ara Pacis per preservarla e renderla più fruibile, ampliare la piazza verso il fiume creando semplicemente  spazio davanti alla chiesa, e quindi strutturarlo con verde e con piccole buone cose di sana contemporaneità.
Menti più coraggiose potevano pensare al ripristino del Porto di Ripetta, non sarebbe costato di più ed avrebbe ridato il fiume alla città.
Invece, l'amministrazione rutelliana chiamò un americano, un architetto americano famoso, un costruttivista tutto spigoli ed angoli retti.
Un grande nella storia dell'architettura, che ha fatto ottime cose altrove, in luoghi senza la storia, il fascino, la complessità di un luogo come questo.
Richard Meyer c'è andato pesante, ma così pesante che non si può raccontare.
Sintetizzo:
edificio enorme che circonda la povera Ara Pacis
bianco accecante, dove i colori di Roma sono il caldo del travertino e gli intonaci
edificio che spezza l'asse naturale Piazza del Popolo-via ripetta-via della scrofa
edificio squadrato in un luogo che vive di curve (il mausoleo, l'ansa del Tevere, la chiesa)
edificio che si attacca alla povera chiesa, ancora più costretta, ancora meno visibile
edificio che incombe pure sul mausoleo,
edificio che preclude il Tevere,
edificio che sembra teletrasportato direttamente da Dallas,
dentro quest'enormità abnorme ci sono cose assolutamente inutili qui: biblioteche, videoteche e ovviamente l'immancabile roof garden happy hours godereccio che fa tanto fico.

Per tutto il tempo della distruzione e della costruzione, le transenne intorno al mostro sono state dei tazebao dove in italiano romanesco inglese spagnolo persone sane inveivano contro il progetto, piangevano l'infamia, manifestavano sbigottimento, chiedevano ravvedimento e pietà.
Oggi, mentre il mausoleo di Augusto rischia di crollare per mancato restauro -e scusate se è poco-, il Sindaco di Roma,  ha fatto una finta inaugurazione (l'orrore, infatti, non è ancora terminato, ci sono le gru, il cantiere è tuttora aperto) invitando prima la stampa, e poi vippi di tutte le specie, soprattutto cinematografari e finanzieri.
Non sono stati invitati i direttori del Liceo Artistico e dell'Accademia di Belle Arti, istituzioni artistiche e culturali che si affacciano -letteralmente- sull'opera sbrillucicante meyeriana.
Per inciso dalle finestre delle mie classi prima ci godevamo l'infilata di via ripetta e via della scrofa, vedevamo il Tevere e la lanterna di Sant'Ivo alla Sapienza (Borromini), ora... lasciamo perdere.
Se venite a Roma, girate al largo da qui.
Poiché vi rispetto, non vi offendo con immagini documentarie. Le avrete viste su tutti TG.

Mariaconicapellidritti

PS: sia chiaro, l'opera in sé è bella, un ottimo esempio di razionalismo retro (del resto Meyer è rimasto razionalista, ed il suo studio è fatto di razionalisti, giovani, ma razionalisti). Il punto è che è fuori luogo, non c'azzecca nulla, nè con il sito, nè con lo spirito, nè con i singoli elementi preesistenti. Il guaio è che non riesce ad essere tanto contemporanea, tanto originale da poter essere ugualmente, significatamente giusta. Un'opera presuntuosa e, allo stesso tempo senza coraggio.
Dentro è altra cosa: la luce è trattata plasticamente. Dentro c'è emozione e pensiero, almeno intorno all'Ara Pacis.

Documentazione
Mausoleo di Augusto

Risale al 23 a.C. la grande tomba di Ottaviano Giulio Claudio, che divenne Augusto, nonché Cesare e primo Imperatore dei Romani.

 Quando il re Mausolo dell’Asia Minore (attuale Turchia) morì, nel 353 a.C., sua moglie, la Regina Artemisia, gli fece costruire una tomba bellissima, considerata una delle sette meraviglie del mondo antico.

 Naturalmente l’invidia, l’avidità e altre belle qualità indussero gli altri monarchi a farsi anch’essi delle grandiose camere mortuarie. In tal modo, la parola "mausoleo" divenne parte del nostro lessico, a significare una tomba di eccezionale sontuosità. Questa lo fu più di tutte le altre.

 Questa tomba circolare, che copriva quasi un ettaro di superficie, era in origine rivestita di marmo bianco. La stanza centrale, dove riposava l’urna più importante, era circondata da un anello di nicchie destinate a ospitare i resti di altri membri della famiglia.

 Come una torta matrimoniale, era sovrastata da due tamburi circolari, posti l’uno sull’altro e ricoperti di terra a formare una collinetta con cipressi, seguendo l’esempio delle tombe etrusche. In cima svettava una statua dell’Imperatore.

 All’ingresso vi erano due obelischi (copie romane) che adesso si trovano a Piazza dell’Esquilino e a Piazza del Quirinale.


La storia
I sec. a.C. "Campo Marzio" (Campo della guerra) è il nome di quest’area, posta al di sotto del livello del fiume e spesso inondata, dove le truppe si esercitano tra templi agli dei stranieri qui tollerati. Giulio Cesare avrebbe voluto, con i suoi ingegneri, prosciugare l’area facendo deviare il letto del fiume dietro il colle Gianicolo, ma viene ucciso troppo presto.

28 a.C. Un anno prima di diventare Imperatore, Ottaviano ordina la costruzione di una splendida tomba di famiglia a Campo Marzio, fuori dall’area residenziale di Roma. Il suo nipote preferito, nonché erede, Marcello, è il primo ad esservi sepolto. E’ infatti morto avvelenato, ma da chi? Forse da Livia, seconda moglie di Ottaviano, che favorisce le ambizioni del figlio Tiberio. Comunque sia, Marcello è seguito da altri quindici membri della famiglia in rapida successione, molti dei quali morti prematuramente, anche avvelenati. Ben presto il terreno intorno si popola di templi, di cui il primo dedicato a Marte, il dio della guerra, e la città prende a espandersi in quella direzione.

14 d.C. Augusto muore e le sue ceneri vengono sepolte nel nucleo centrale di quest’edificio.

Nelle tombe si usava allestire banchetti in onore dei defunti. Si festeggiavano la data i nascita e di morte, si tracannava vino, si facevano discorsi, si restava a lungo ubriachi, come in una veglia funebre irlandese.

X sec. La famiglia Colonna trasforma l’edificio in una fortezza con fossato.

1354. Approfittando del fatto che i Papi sono stati esiliati ad Avignone, Cola di Rienzo tenta di risuscitare l’antica Repubblica Romana. Il suo esercito viene sconfitto e lui fa una triste fine, ucciso da un servo dei Colonna mentre pronuncia un veemente discorso. Il suo corpo viene bruciato in questo luogo.

XVI sec. La tomba diviene un giardino ornamentale.

XVII sec. Un anfiteatro di legno viene costruito tutto intorno, trasformando il Mausoleo in arena destinata alle corride, svago di pochi eletti.

XIX sec. L’anfiteatro diventa un circo.

XIX sec. Fino alla fine degli Anni ’20 del XX. La parte più alta viene usata come sala da concerto.

1930. Mussolini fa scavare l’edificio fin nelle fondamenta, sognando di farne la propria tomba. Fa costruire tutto intorno una piazza con palazzi in stile fascista, a evidenziare l’importanza del luogo.

Piazza Augusto Imperatore (Mappa G2)



Ara Pacis

L’altare della Pace di Augusto è del 13-9 a.C. Le figure scolpite su questo antico monumento costituiscono il punto più alto mai raggiunto in fatto di bassorilievo.

 Nel corso dei Secoli Bui, esso venne smantellato e disperso: alcuni frammenti dei suoi fregi rimasero sepolti sotto le macerie di Roma, altri vennero sparpagliati tutt’intorno, anche a notevole distanza.

 Gli studiosi avevano letto negli antichi rotoli di questo rinomato altare, ma molti pensavano che si trattasse soltanto di un mito.

 Ma a volte la realtà è più sorprendente dei romanzi, e oggi, dopo 1500 anni, tutti i pezzi sono di nuovo insieme.

Descrizione dei bassorilievi:

1 - Sezioni inferiori: volute di acanto intrecciate a cigni, identiche sui quattro lati.

 2 - Ingresso principale: vi sono illustrate le leggendarie origini di Roma.

 a) pannello destro: Enea, con aspetto serio, sacrifica un grasso maiale sopra un piccolo altare;

 b) pannello sinistro (attualmente distrutto): la caverna di Romolo e Remo, il Lupercale;

 3 - Ingresso posteriore:

 a) sinistra: Tellus, prosperosa dea terrestre con due bambini, che secondo alcuni potrebbe anche rappresentare l’Italia. Vi sono anche divinità dell’aria (sopra un cigno) o dell’acqua (sopra un mostro marino);

 b) destra: la dea Roma (molto danneggiata);

 4 - Pannelli esterni: illustrano la grande processione dell’anno 13 d.C. con Augusto e i Senatori che celebrano le sue gloriose vittorie in Spagna e in Gallia (Francia), in quella che allora era la periferia dell’Impero.

 a) Lato opposto al fiume: anche se danneggiato, il pannello riproduce con grande realismo l’Imperatore con la sua famiglia e il seguito. I "Littori" aprono la strada con i loro Fasci (fasci di bastoni che simboleggiano l’autorità). Segue l’Imperatore: anche se una crepa gli attraversa la faccia e gli manca parte del corpo, s’intuisce un uomo giovane, alto e bello. Accanto a lui, il futuro Imperatore, Tiberio, che gli tocca il braccio. Seguono i Flamines, responsabili del fuoco cerimoniale, con la testa incappucciata. Dopo, un vecchio che porta la sacra ascia imperiale, e Agrippa, il migliore amico nonché genero dell’Imperatore, con la moglie di Augusto, Livia, e sua figlia Giulia. I bambini sono deliziosi nella naturalezza delle loro movenze: uno di loro tira la toga del padre per attirarne l’attenzione. Molti degli uomini indossano corone di alloro.

 b) dal lato del fiume: la processione continua con i "V.I.P." dell’epoca: sacerdoti, magistrati, senatori. L’Alto Sacerdote, il Pontefice Massimo, anche lui incoronato d’alloro, si copre la testa con un lembo della toga, dato che si tratta di una cerimonia religiosa. Il suo titolo e le sue funzioni religiose passeranno successivamente agli Imperatori e infine ai Papi che ancora oggi vengono chiamati "Pontefici" (da pontifex = artefice del Ponte).

 5) Pareti dell’Altare interno: Anche se la maggior parte è andata perduta, vi si vedono tralci di foglie e di frutta di grande bellezza. I rilievi raffiguranti i sacerdoti che conducono gli sfortunati animali al sacrificio nel giorno della consacrazione sono i più belli dell’antica Roma, perfino migliori di quelli della Colonna Traiana.

La storia


4 luglio anno 13 a.C. Consacrazione dell’altare, solennemente dedicato a celebrare la pace e la transizione di Roma da Repubblica a Impero. Sottolinea la serietà con cui Roma affronta il suo ruolo di unica superpotenza in un mondo in tumulto. E’ anche una sorprendente galleria di ritratti dei personaggi più importanti che parteciparono alla cerimonia della consacrazione. Veniva usato come altare per pregare e per sacrificare agli dei.

1525 d.C. Capitano tra le mani del Cardinale Andrea della Valle, famoso esperto d’arte, alcuni grossi pezzi di bassorilievi pagani in marmo, di cui s’ignorava l’origine, ma che si ritiene provengano dall’Arco di Trionfo di Domiziano. I bellissimi frammenti vengono collocati nei giardini di Villa Medici.

1545. Il Cardinale Ricci di Montepulciano (vedi: Villa Medici) acquista altri pannelli provenienti da scavi in Via in Lucina, a Roma. Sono talmente grandi che si è dovuto segarli in tre pezzi ciascuno. Il ritrovamento provoca grande entusiamo: i bassorilievi, di squisita fattura, rappresentano una processione di personaggi con drappeggi estremamente naturali e movimenti del corpo altamente espressivi. Finiscono alla Galleria degli Uffizi, a Firenze. Altri panelli vengono disseminati in giro per l’Europa, al Louvre, al Vaticano, a Vienna.

Anni ’40 del sec. XIX. Altre lastre di marmo lavorate vengono trovate nei lavori di consolidmaento di un vecchio palazzo al centro di Roma (nello stesso punto, anche se gli operai lo ignorano, in cui nel 1545 erano stati trovati i frammenti acquistati dal Cardinale Ricci, a Via del Corso angolo Via in Lucina).

1898. Lo Stato unitario italiano è ormai realtà e si cerca di ricostruire il passato splendore. Gli studiosi avanzano l’idea che tutti quei pannelli scolpiti possano appartenere al famoso, forse mitico, Altare della Pace di Augusto. Vengono avviati scavi sotto il palazzo di Via in Lucina, con gravi rischi, dato che l’edificio minaccia di crollare. Ed effettivamente ben presto si devono interrompere gli scavi e le ultime grosse lastre scolpite rimangono sotto terra.

1937. Sotto il fascismo, con Mussolini al culmine del potere, si utilizza una nuova e rivoluzionaria tecnica che consente di congelare il pavimento e arrivare fino ai marmi senza che l’edificio crolli. Con grande cautela, vengono così estratti gli ultimi pannelli, che erano stati utilizzati per le fondamenta, e al loro posto viene versato cemento liquido. A quel punto, l’Italia vuole riavere indietro i pannelli sparsi in altri paesi. Normalmente gli Stati non restituiscono le opere d’arte; ma stavolta, stranamente, lo fanno.
martedì, 11 aprile 2006

Da La catenadisanlibero

Un copiaincolla di speranza, malgrado e comunque.
Grazie Riccardo per il tuo lavoro con i ragazzi. Auguri al paese autentico, al coraggi di essere se stessi. Auguri a Rita, alla bella persona che è.

foto segnaletica ed identikit di Bernardo Provenzano, dal sito del Ministero degli Interni.
________________________________________
riccardo orioles <riccardoorioles@sanlibero.it>
La Catena di San Libero
11 aprile 2006 n. 329

________________________________________

Non si poteva cominciare meglio di cosi': Provenzanos in manette, piu' o meno nello stesso momento in cui Ciampi diceva: "Elezioni tese ma regolari". La gente ad applaudire i deputati del'Ulivo (a Roma) e i
poliziotti (a Corleone); e i giovani palermitani, a centinaia, che vanno a festeggiare - i ragazzi di Addio Pizzo in testa - davanti alla questura.

Chi comandera' - o comanda gia' - in Cosa Nostra adesso? Quale sara' - o qual e' gia' - il nuovo rapporto mafia-politica, dopo quello "paesano" dei tempi di Andreotti e quello "culturale-politico" dei tempi di Dell'Utri?
Dove andranno adesso i miliardi dell'ecomafia? E i voti della mafia? E...

Ci sara' tempo per rispondere. Intanto, e' chiaro che la mafia si puo' distruggere, che si poteva distruggere anche prima. C'e' una mezza Sicilia - come una mezza Italia - che e' pronta a convivere con essa, come con qualunque altra cosa. Ma c'e' l'altra mezza Sicilia (a volte minoranza forte, a volte maggioranza di poco) che lotta senza perdere colpi ormai da ventotto anni. E' il partito di Falcone e dei ragazzini, quello del Pool di Palermo e del Liceo Meli, di SicilianiGiovani e di Giuseppe Fava. Tante volte sconfitto, tante altre volte in piedi, e anche ora eccolo qui, a festeggiare.

Questo non e' un bel film, non e' la Piovra. E' la vita reale, dove si vince e si perde, dove ti giochi ogni volta - se non la vita intera - anni di vita.
Eppure...

Qui, nel paesino siciliano - uno dei tanti - gira un'altoparlante sopra una macchina: "Tutti in piazza stasera! Festa per Provenzano, festa per le elezioni!". Intanto, dentro la sede, i ragazzi preparano i manifesti per Rita: qua la campagna elettorale ricomincia ora, mafia contro antimafia, una cosa molto piu' seria, qui, di questa appena conclusa (che qui in Sicilia e' stata condotta a mezza botta, senza troppa convinzione: a Catania, per esempio, la testa di lista dell'Ulivo comprendeva un ex senatore di Forzitalia e un politico filmato mentre chiacchierava amabilmente con un mafioso.
Ora pero', con Rita Borsellino, sara' tutto differente).

Mio commento da Alex. Probabilmente impolare. Così è.
Quando ci troveremo con formazioni politiche che parlino di come vogliono affrontare i temi fondamentali del periodo storico che affrontano, invece di decantare fasullamente ciò che non hanno fatto nel precedente governo, basando tutto sul saper essere imbonitori, allora sì che si potrà discutere.
Quando ci troveremo con formazioni d'opposizione che si degneranno di spiegare come intendono modificare lo stato attuale delle cose, e che non reputeranno più facile e meno oneroso (per non scoprirsi) limitarsi a dare addosso al Berlusconi di turno, allora sì che si potrà discutere.
Questa sarebbe l'Italia da sogno.
(stralcio dal post di Alex. Tutto da leggere)
Sottoscrivo, sottoscrivo, sottoscrivo e sottoscrivo tutto quelo che hai scritto, Alex.
Poi mi confesso:
io non ce l'ho fatta ad andare a votare già da questa volta. Non ce la facevo a votare Prodi presuntuoso prete sbavante. Non ce la faccio a votare il "non pensiero". Perché non c'è pensiero politico nuovo, non c'è proprio pensiero. C'è stata non-campagna, c'è stato gossip, non politica.
Il paese, ovvero noi, dobbiamo rimboccarci le maniche, noi dobbiamo creare pensiero pulito, sano, creativo.
Noi "coglioni" e noi "teste di cazzo" ("teste di cazzo", così definiti in un blog coloro che non hanno votato Unione. Berlusconi docet) e noi pochissimi incapaci di trovare coraggio di voto.
Far bene i nostri mestieri, malgrado e comunque, per le generazioni future, per la vita di questo pianetino che fu verde e rischia di soffocare sotto scorie di benessere occidentale e non solo.
Segnalo il blog giuma.splinder.com, Giulia, la padrona di casa ha pubblicato, e pubblicherà anche sul mio blog, una riflessione che trovo sensata.
Coraggio a noi tutti e rispetto per le nostre diverse posizioni, persino per la mia (se potete).
Maria
postato da: mariaprivi alle ore 20:47 | link | commenti (52)
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Riflessione di Giulia. EUDAIMONIA

Con gran piacere, ospito quest'intervento di Giulia, che, ovviamente, condivido.
Maria

E’ venuta fuori una riflessione da un discorrere su questi giorni.

E’ capitato a Marzia e me.

E’ una meditazione sul nostro presente con lo sguardo rivolto al passato.

Marzia ed io siamo mosse dalla volontà di utilizzare i blog al meglio delle loro potenzialità.

Il medesimo testo sarà  postato da Marzia , Azor e Claudio

Pongo una domanda: come possiamo mantenere brandelli di umanità nella realtà disgregata, desolata, di fronte ad un futuro incerto?

Lo si può fare solo con la nostra creatività, recuperando la cultura, il senso della storia degli uomini. Quando la ragione sembra persa e ovunque domina la paura, l’inquietudine, coperte da superficialità, mancanza di valori, incapacità a pensare con la propria testa, soggiacenza al pensiero dominante come è ragionevolmente possibile ritrovare una libertà di pensiero e la capacità di esserne veicoli?

Secoli di letteratura di riflessioni filosofiche, di teorie ci parlano in questo senso: Eschilo, Sofocle, Socrate, Euripide, Agostino, Dante, Dostoevskij, Kafka, Marx, ecc. i Vangeli che ci raccontano addirittura di un Cristo venuto in terra per sollevare i mortali dalla colpa, si perché di colpa si tratta. Possiamo ipotizzare che il groviglio oscuro della colpa sia all’origine di situazioni di violenza e di scontro di gruppo assai complesse e non facili da dipanare. Nelle generazioni, nella famiglia, nel gruppo, nella società si possono cogliere i livelli più primitivi della colpa. Negazioni, annullamento, proiezioni nell’altro questa sembra essere la vicenda propria della colpa. La colpa è sempre di qualcun altro, e quando il principio etico di assunzione di responsabilità viene meno, cade il fondamento stesso della vita civile e si entra nel caos.

Togliere il velo nero della colpa significa quindi prenderci la responsabilità in prima persona, rintracciare un metodo di pensiero, portare un esempio, incanalare la nostra passione verso la ricerca e la diffusione di cultura, di bellezza, apertura verso il sublime. Questo ci permetterà di non essere schiavi dell’ideologia dominante, di affermare la nostra libertà di esseri umani e forse trovare  un convivere civile degno.  

I Greci la chiamavano eudaimonia, sottolineando la protezione di un buon demone, e la consideravano la condizione in qualche modo normale della vita, che è la realizzazione, gioia, soddisfacimento in una dimensione che riguarda sì gli agi esterni e il benessere corporale, ma anche e soprattutto l’interiorità dell’uomo. Tutti gli uomini tendono all’eudaimonia e la considerano il fine della vita, sottolinea Aristotele nelle sue lezioni di etica, riprendendo l’insegnamento socratico e platonico. Riappropriamoci di questo principio fondamentale abbiamo a disposizione uno strumento forte, il blog. (Giulia)

 

 

 

Vi invito ad andare a leggere da Die, dove Azor ha lasciato una poesia di  Ignazio Buttida poeta siciliano.  [fotografia di Tina Modotti, 1925:  http://www.elangelcaido.org/fotografos/tmodotti/tmodotti02.html]

Giulia

(Pitagox2. blog giuma.splinder.com)

 

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