chissà

parole, paradossi, cose vecchie, cose nuove, alberi, incontri, scontri, cose piccole, chissà

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Blogger: mariaprivi
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una vecchia signora per-bene e per-male, capace ancora d'entusiasmi, a volte imbarazzanti -per gli altri-. Non amo gli ismi, non amo le certezze, preferisco il percorso alla meta. Amo la leggerezza, la libertà, fili lievi, fili attorcigliati, niente catene. Una che ama l'ozio come spazio vitale e ritiene intelligente la parola "forse".

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venerdì, 30 dicembre 2005

auguri affinchè...

ognuno di noi

possa avere capacità di cogliere la bellezza di ogni stagione

e

di ogni età;

auguri affinchè i nostri occhi siano capaci di scoprire bellezza

in cose povere

ed in cose ricche; auguri affinchè noi tutti si sia capaci di trovare sapore

in cose antiche

ed in cose nuove.

Auguri al nostro pianeta che abbiamo in prestito dalle generazioni future
e alle quali dovremmo consegnarlo con cura che ancora non sappiamo.


 
Maria

(la maggioranza delle foto sono di Frank Horvat, http://www.horvatland.com/)
i riferimenti delle immagini le trovate nel mio flick

postato da: mariaprivi alle ore 20:22 | link | commenti (26)
categorie: fotografia, emozioni
domenica, 25 dicembre 2005

Disservizi. Anche Babbo Natale.


(immagine inviata da Leira)
Se i vostri regali sono arrivati in ritardo, è stato per un buon motivo.
postato da: mariaprivi alle ore 18:44 | link | commenti (22)
categorie:
sabato, 24 dicembre 2005

Auguri!

 

BUON NATALE E BUONE FESTE!

 da Eloise

***

 
Albinoni - cliccare qui per ascoltare
 
 
 
Bambino,
se trovi l'aquilone della tua fantasia
legalo con l'intelligenza del cuore.
Vedrai sorgere giardini incantati
e tua madre diventà una pianta
che ti coprirà con le sue foglie.
Fa delle tue mani due bianche colombe
e portino la pace ovunque
e l'ordine delle cose.
Ma prima di imparare a scrivere
guardati nell'acqua del sentimento.

Alda Merini

***


 
 ***
 
postato da: Roblugi alle ore 13:02 | link | commenti (17)
categorie:
giovedì, 22 dicembre 2005

Scrivere.






Scrivere, ho scritto tanto.
Ma scrivere è una forma sofisticata di silenzio.


(Alessandro Baricco. Questa Storia. Fandango Libri. Ottobre 2005. Pagina 179)


Non sono un'appassionata di Baricco. Mi piacque il primo libro, mi piacque la scrittura. Poi Seta, fine. Ma questi libretti di poche pagine mi lasciano sconcerto, non mi danno il tempo di comunione, non mi permettono di entrare nella storia o nella non-storia, di ascoltare chi scrive e di ascoltare me che leggo.
Avrò tempi lenti.
Ho il privilegio di avere amici librai, posti dove trascorrere tempo buono di vita, sfogliando, parlando, scambiando storie e sensazioni, si parla di libri, anche non solo.
Evito i megastore della carta stampata, i supermercati della falsa cultura e delle kermesse letterarie. I libri contaminati da gadget, cose aliene, tutto e di più.
Non sono una purista, tutt'altro.
I punti vendita Feltrinelli, Mondadori, Mel... fanno un buon lavoro, luoghi d'incontro, festa di immagini suoni e colori, strategicamente ben posizionati nelle nostre città, attirano gente e può accadere che oltre ad una maglietta, ad un calendario, una borsa, alcuni, e spero innanzitutto giovani, comprino anche libri, quelli veri, da leggere oltre che da guardare.
Ecco ho perso il senso del post. Ma poi, quale senso?
Scrivevo che ho amici librai e lì all'Eternauta, difronte al mercato rionale, zona Prenestina vecchia, il mio amico libraio mi ha detto     prendilo     a me è piaciuto.
Riprendo le fila del post, dall'incipit.
Scrivere è una forma sofistificata di silenzio.
Sofistificata in quanto adulterata.
Sofistificata perchè comunicazione alta.
Chissà.
Incontri di silenzi, tra chi scrive e chi legge.
Il silenzio intorno a noi, mentre scrivendo ci sottraiamo alla vita dell'incontrarsi, del toccarsi, del camminare, dello scoprire, del viaggiare strade.
Il silenzio del nostro dire cose artefatte dalla stessa nostra scrittura.
Segni, segni alfanumerici e segni d'interpunzione codificati che dovrebbero -e come possono?- tradurre noi, noi interiori, noi epidermici, noi sensi, noi emozioni, noi depressi, noi schizoidi, noi nevrotici, noi stanchi, noi tristi, noi esaltati con desiderio d'incontro o di fuga.
Tradurre noi. A chi?
A noi stessi, per tentare di capirci.
Noi agli altri, per tentare di farci capire.
Noi che vomitiamo, espurghiamo fardello di vita  o di assenza di vita e persino gioia di vita.

Di nuovo, mio diluvio di scrittura.
Bastava meno.
Confondo, stanco.
Più parole, più  spazio per fraintendimenti.

Mare leggerà ogni dieci righe, o non leggerà affatto. Nulla si perde.

Maria

ps: il libro è edito con copertine diverse, il lettore può scegliere. Non male.


tempo di auguri

|
auguri a tutti di buona vita,
più che di buona scrittura.

postato da: mariaprivi alle ore 10:40 | link | commenti (23)
categorie: scrivere, emozioni
lunedì, 12 dicembre 2005

Cose da blog. Strani amanti. Dove poi si finisce di parlare anche di innocenza, follia, artisti...



Succede nei blog.
Succede che, non avendo tu la minima intenzione di cercare rimorchio, possa accadere l'intrigo: lui legge il tuo post e lascia un commento bellino, tu vai nel suo blog e scopri che sì sembra un tipo interessante. Poi te ne dimentichi. Ecco arriva un altro commento -ironico questo e ti porta sorriso-, e poi una mailina piccina, niente di che, ma ti strizza l'occhio.
Cominci a cercare la sua firma quando apri la tua pagina e ti accorgi di rimanere delusa se non vedi il suo nick. E questo senso di delusione ti scoccia un casino.
Senza rendertene conto fai più attenzione nel redigere i tuoi post, diventi spiritosa nei commenti, adoperi seduzione. No, non per lui.
Lui comincia ad essere un ospite fisso.
La scrittura pubblica acquista una notazione privata, non proprio una lettera ad personam, questo no. Solo un tocco qua e là, un sottendere, un arricchire di significati "personali" messaggi indirizzati a molti, ma che hanno un destinatario privilegiato.
Dal blog si passa all'indirizzo e-mail, scrittura intensa, ci si racconta, ci si
conosce e riconosce.
Ti accorgi che parli di te come hai fatto con pochi, e lui pure passa al suo sentire intimo, è un dire ed un ascoltare quotidiano di piccole cose, di sogni, di fughe dall'ordinario comune agire. I pensieri volano alto e con loro le emozioni.
Durante la tua giornata accade, mentre sei in ufficio o carica della spesa aspetti l'ascensore, che la tua mente vada a quel tipo mai visto, eppure apparentemente così conosciuto, così complice.
Complicità. Assurdo, adolescenziale persino, eppure sì, accade: complicità tra estranei.
Quali estranei! Ci si è raccontati, ci si è accarezzati, ci si è sostenuti reciprocamente seppure attraverso un monitor e una tastiera.
C'è emozione nello scrivere, emozione nel leggere.
Amicizia è un termine che non sembra bastare, amore non si può chiamare.
Si passa al telefono.
La sua voce ti piace, la tua voce gli piace. C'è appena un imbarazzo al primo incontro a voce viva, poi non più.
Quella voce te la senti nella pancia (per non dire altrove) e senti, a volte, trepidazione nella sua.
I pochi silenzi son colmi di desiderio dell'altro, presto riempiti dal parlar fluido, dall'affastellarsi delle storie reciproche, di ricordi che ognuno credeva perduti e di cui deve far partecipe l'altro.
Gli uomini che ti stanno intorno ti appaiono banali, scontati, estranei. Tu, al contrario, sei un turbinio di idee, ti frullano in testa concetti ed argomentazioni con parole che hanno sapore di poesia.
Con occhi diversi scopri nuovo e bello intorno. Non hai più protezione, i sensi tesi a raccogliere percezioni.
Vivi il tuo tempo ordinario, mentre un racconto parallelo narra a lui, e a te pure, quest'altra realtà di diverso sentire. Gli racconti, silente, la tua città, le persone che incontri, impressioni, meraviglie, disgusti pure. Parole che girano nella tua testa e che sono discorsi per lui e che, una volta alla tastiera, ti accorgi in parte spariti. Altre parole giungono a dire di te, del tuo vivere, del tuo intorno. Segni neri, veloci sul monitor vergano dislessie. Non ci badi, rileggerai e correggerai dopo. Lui sembra cogliere ogni sfumatura, partecipe delle tue cose ti porge le sue: conosci il suo ufficio, il cortile dove s'affaccia la finestra ed il muro su cui si arrampica stentata una bouganvillea, la nebbia che lo accompagna di mattino nella fila di fanali accesi, conosci il suo cane.  
Ti vesti, ti trucchi per un appuntamento -cena, cinema, mostra, concerto o che altro con quel tipo che ti sembrava interessante fino a qualche mese fa- e mentre ti guardi allo specchio vorresti che lui, il complice bloggaro, potesse vederti. Non siete più amici, siete "strani amanti".
Altre mani ti toccano, altri occhi ti guardano.
L'uomo che ti sta accanto, seduti vicini al piccolo tavolo del ristorantino nepalese, ti sfiora la mano per chiederti di passargli la salsa allo zenzero.
Quel tocco non è il suo. L'uomo che ti sta accanto si avvicina al tuo orecchio per un commento piccante su quei due seduti più in là che lui conosce, ti arriva alle nari il suo odore.
Quell'odore non è il suo.
Improvvisa, dura, cattiva, ti colpisce l'assurdità di questa storia senza tocco, senza odore, senza sguardo.

maria
------------------------------------------------------------------------------
Anchilosate,
dita scorrono su figure geometriche
indefinibili al cuore
in cerca di tatto,
vuote di calore
si sciolgono,
pronte a risucchiare
ogni fatuo fuoco
che s'infiamma davanti ad uno schermo.
Sciolte,
sanno di poter tornare,
rannicchiate,
dentro tasche conosciute.


da Ago, per me 
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Passeri e Passere

 
Vi ri-annuncio che il prossimo post si chiamerà Passere e Passeri (titolo inventato da ciccioprof) ed avrà come tema le diverse etimologie dialettali degli organi sessuali femminili e maschili -torneremo a parlare di fichi e cazzi con tono alto-, occorre il vostro contributo: andate da Ago per capirne di più, leggete i commenti al post "rubata da guitto" ed inviatemi e-mail, sempre che l'argomento vi attragga.
Uno degli elementi della questio è capire in quanti dialetti ci sia inversione di genere tra femminile e maschile, e, possibilmente, scoprirne le motivazioni.

contributo |di Innamoratocronico:
Marche:
Passero = uccello, pistello, nerchia
Passera = fregna, cocchia (tipico termine per indicare persona lenta e svogliata è "cocchiamolla", dove "mollo" in anconetano significa bagnato, inzuppato: non chiedermi come è nata l'espressione)
altra tipica espressione anconetana è: "Sei una borcia" per farti capire che "hai stancato" i presenti, insomma per dirti "sei una palla" o " che palle!", infatti:
scroto = borcia
(contributo di kreshatik)
Toscana
passera = cicala (per la forma della cicala ad ali socchiuse?)
postato da: mariaprivi alle ore 16:15 | link | commenti (128)
categorie: amicizia, emozioni, erotismo, costume, follia, ospiti, innocenza
giovedì, 08 dicembre 2005

toccarsi

(la foto è un contributo di una mia cara ex alunna. non ne conosco l'autore)

Ieri sera mi è stato assegnato dalla prof un compito e stamattina, svegliandomi, ho avuto l'impressione che fosse già bello e fatto. Ora speriamo in un bel voto.
Innamorato cronico


Intrigo d' emozioni

Toccarsi.

Sfiorarsi di spiriti,
lievi soffi
su turgidi capezzoli
Accarezzarsi di verbi,
caldi tocchi
su candida pelle.

Toccarsi dentro
prima che fuori,
intrigo d'emozioni
che accende voglie
e rochi desideri
inespressi.

Toccarsi d'anime
senza contaminazione
di sguardi
scarica elettrica
che incendia i sensi,
amplesso della mente.

Toccarsi.

 di Innamorato cronico


Strano mondo il mondo bloggaro.

Ieri, tornata a casa dopo serata di tregenda (immaginate la macchina ferma sulla Roma L'Aquila, senza benzina, al gelo, mentre ti sfiorano -letteralmente- TIR che ti lasciano a sballonzollare per lo spostamento d'aria), apro il Mac per rilassarmi prima di imbastire una qualche cena.
Avevo riletto la sera prima una poesia di innamoratocronico, da lui, ma che aveva composto per un mio post. Bella.
L'immalinconimento mio da giornata poco per bene e non abbastanza per male, mi faceva girare in testa ed in pancia la parola "toccarsi" insieme a "tu mi tocchi".
Bello toccarsi, bello il contatto di due persone. Bello quando lui ti dice "tu mi tocchi", e senza dir di più ti racconta che è preso da te, che un po' gli sei entrata dentro, che muovi corde sopite, che affinità elettive -e non solo- tessono trame.
Si è in quella fase in cui tutto potrebbe succedere: troppo oltre per ignorare attrazione forte e complicità nascente, ma non ancora sufficientemente oltre perchè ci sia una "storia". Dejavu, penso per molti.
"Toccarsi", e siamo più in là, c'è incontro, gesti di pelle, non ancora d'amanti.
Ma l'abbraccio amicale sottende qualcosa, l'incontrasi casuale di dita genera emozioni, il tuo spazzar via con un gesto un capello dal suo cappotto acquista sapore d'intimità.
Adoro questa sospensione. brrrrrr come brividi ed umori in parti innominabili per una persona dabbene come me.

Ma torniamo a iersera. Mentre queste parole mi giravan dentro penso di chiedere a Innamoratocronico di scrivere due righe poetiche sul tema per aprire il post, mentre scrivo vedo che lui è in chat. Che strani i casi del caso. Passo dall'email alla chat, inciuciamo un po' ed ecco che stamattina il ragazzaccio posta l'opra sua, senza mio imprimatur -mi piacciono i ragazzi intraprendenti-. Bella, sicuro.
Da sano maschietto è già giunto a turgidi capezzoli, da poeta e signore aggiunge amplesso della mente.


 

Ma s'apran le danze! Bando alle ciance.
Miei ospiti, il tema vi chiama: toccarsi, tu mi tocchi.
Declinatelo questo tema a modo e con linguaggi
del vostro sentire.

 

 

Vi tocca.

maria

Qui di seguito i contributi poetici degli ospiti di Chissà.

Vorrei te
ed essere sola.
Per tenere
tra le mie mani
quel riso che
 ti si specchia negli occhi
e si spegne
quando tocchi una stella.
E le parole giocano
e i gesti tacciono.
Tu insegui chi fugge
e lasci la pioggia
che bagna il mio viso.

(di Leira  quindicenne)
--------------------------------
Tocca il mio cuore
con cautela
Perchè se tocchi
maldestramente
la mia anima,
potrai toccarmi
senza 'toccarmi'. 

(di Leira non più quindicenne)
----------------------------------------
Il tuo nome
è un bacio sugli occhi
sul tenero freddo delle palpebre immobili/
Il tuo nome è un bacio dato alla neve
Un sorso di fonte, gelato turchino
Con il tuo nome il sonno è profondo
 

(Versi per Blok . I. Cvetaeva)

postato da Giulia -alias pitagox2-
----------------------------------------------
A volte toccarti mi basta
sfiorare il mio piede al tuo
un dito sotto la tua anca
di notte, solo per vedere se ci sei.
Certe volte non ho sonno
così mi tocco nella ferita aperta
faccio pensieri atroci, tocco la tua,
con cura scelgo le parole
le più feroci, le più puntute
quelle che so ti fanno sanguinare
per sapere se siamo ancora in vita.

(di Map -alias Pazz'Io)
----------------------------------

...l'ho intravista dietro il finestrino del treno... i suoi lunghi capelli mossi facevano da cornice ai suoi lineamenti delicati, il viso leggermente smagrito, lo sguardo lontano a cercare qualcosa o qualcuno ...non so...
Avevo un nodo in gola e tanta voglia di stringerla, ma ho fatto la mamma moderna e un po' nordica;
le ho preso la valigia e l'ho salutata un po' distaccatamente, so che lei dall'alto della sua adolescenza vuole cosi'.
Ma accidenti....che voglia che ho di abbracciarla
(di marecalmo)
-------------------------------
Il vetro è freddo,
freddi gli spifferi che gli infissi non trattengono,
freddo lo sguardo, fisso e perso.

Piove forte, forte è il vento.
Forte è quello che penso di non poter essere
nel preciso momento in cui piove piano anche dentro.

Chiudo gli occhi e spingo più forte l'orecchio sul vetro.
Se il passante alzasse gli occhi
vedrebbe il mio profilo bianco e fradicio
stagliarsi sul buio del mio interno,
continuerebbe a sentire i colpi della pioggia
sul suo ombrello ma non sul mio vetro,
si lascerebbe avvolgere dal suo respiro per un po'
per riprendere presto il suo ritmo,
irregolare nell'evitare probabili pozze.

(di One)
--------------------------------------------------------------------------------------------------------------
Le mani

Dovrebbero sembrare
Lunghe mani da pianista
Da intellettuale

Non riesco a non osservarle
A me sembrano, invece

Artigli

Dita adunche, ossute, caparbie
Che invece di sfiorare afferrano
E palpeggiano con consunta smania
Di possedere

Il padrone delle mani sorride
Ignaro
O forse lusingato dal mio guardare

Se solo capisse
Lo sgomento dei miei occhi...

di Lunadanzante
---------------------------------------------------------
e giunge qui dal futuro un contributo poetico di Mauri. Che strana cosa è il blog, a febbraio 2007 mi giunge una poesia di un bloggaro amico che chissà come ha ritrovato questo vecchio post, e la posto questa poesia lieve come un soffio o una carezza. La trovo molto bella.

Sento il tuo profumo
il pensiero di te
si fa tangibile
scivola dentro di me
come se tu mi
toccassi il cuore
con una carezza
soffiata


 
Mauri


Spero di non aver dimenticato nessuno, finora. Se così fosse, siate gentili ed indicatemi errori ed omissioni.
Intanto vi annuncio che il prossimo post si chiamerà Passere e Passeri (titolo inventato da ciccioprof) ed avrà come tema le diverse etimologie dialettali degli organi sessuali femminili e maschili -torneremo a parlare di fichi e cazzi con tono alto-, occorre il vostro contributo: andate da Ago per capirne di più, leggete i commenti al post "rubata da guitto" ed inviatemi e-mail, sempre che l'argomento vi attragga.
maria

postato da: InnamoratoCronico alle ore 09:04 | link | commenti (55)
categorie: poesia, scrivere, amore, blog, amicizia, fotografia, emozioni, ospiti
venerdì, 02 dicembre 2005

Intorno alla seduzione e non solo. Di Leira (su invito di Maria)




SEDURRE? ...UNA PAROLA!!!
(dalle molte sfaccettature)

Chi mi conosce sa che amo andare alle radici delle cose. Dei concetti che le permeano e delle parole che li esprimono. Per coglierne appieno il significato e ripercorrerne il viaggio nel tempo e nello spazio. Perché come noi, e con noi, le parole nascono, si evolvono, si involvono, invecchiano, muoiono...e rinascono sotto altre forme.

E spesso anche nell'hic et nunc ogni variabile e derivazione dal termine originario assume differenti valenze di senso che sbaglieremmo a confondere l'una con l'altra ignorandone le diverse sfumature di significato!
Poiché mi diverte assai giocare con i contrasti insiti nelle apparenti similitudini (e viceversa) faccio un esempio autoreferenziale (ebbene sì!). In una commediola che scrissi sulla vena joneschiana dell,'"assurdo" un personaggio dice alla moglie "fossi almeno provocante! ma tu sei sempre e soltanto provocatoria..."

Ora, poiché il nostro viaggio-meta (o metaviaggio?!) è nella fattispecie quello che orbita intorno al pianeta della seduzione, con annessi e connessi, chi ne ha voglia salga in carrozza e vediamo quel che succede...!

Partenza...
...dal dizionario De Mauro:   

sedùrre v.tr.
1a sviare dal bene persuadendo con lusinghe e allettamenti a compiere cattive azioni: lo sedusse con la speranza di facili guadagni
1b indurre in errore, trarre in inganno: il giudice non si lasciò s. dalle sentenze precedenti
2a indurre una persona, spec. affascinandola, a iniziare una relazione amorosa o ad avere rapporti sessuali
2b estens., affascinare, attrarre in modo irresistibile: musica, bellezza, sguardo che seduce
Varianti: seducere

(ebbene sì, anche in un dizionario moderno come questo figura al primo posto il significato originario di derivazione etimologica: sed= via, ducere= condurre; quindi, "sviare, traviare..." Il significato in seconda posizione pare essere di derivazione francese...se questo ci dice qualcosa! ;)) )

seduzióne s.f.
1 conquista amorosa operata con il fascino o con lusinghe e promesse
2 estens., allettamento, attrazione esercitata sulla mente o sull’animo: la s. della letteratura, della musica; la s. del potere, del successo
3 capacità di una persona di suscitare attrazione fisica
4 istigazione ad allontanarsi dal bene e a volgersi al male o al peccato

(singolare, no? come dal verbo al sostantivo si ribalti l'ordine dei significati...quali considerazioni vi suscita?!)

seducènte p.pres., agg.
1 p.pres. sedurre
2 agg. che attrae, che suscita desiderio, che affascina per la bellezza o l’eleganza del portamento: una donna, un uomo s.; sguardo, sorriso s., maniere seducenti
3 agg. fig., che alletta, che eccita la fantasia o la curiosità: proposta, tesi, teoria s.

(OK: tutto chiaro, niente da aggiungere... Qui però è sparito del tutto il concetto di "induzione al male" se ci fate caso...)

seduttìvo agg.
che esercita seduzione, che tende a sedurre: atteggiamento s.

(ah! la cogliete qui la differenza?! (Agostellino certo sì ;) Infatti nel participio pres. l'azione è in fieri e nell' agg. omonimo assume senso di potenzialità e/o di inconsapevolezza -e perciò può esprimere persino la qualità di 'dono naturale' e/o riferirsi a soggetti diversi dall'uomo-donna -, mentre in questo aggettivo è già presente l'azione  e configura la volontà dell'atto!
Parafrasando l'esempio di cui sopra il personaggio potrebbe dire "Ti credi seduttiva, ma non sei per niente seducente!"

sedótto p.pass., agg.

(qui vorrei sottolineare la differenza di senso tra maschile e femminile nel parlar comune, per cui "il sedotto" lo è in senso figurato e metaforico, mentre "sedotta" (e di solito 'abbandonata'...) sta per "deflorata", "compromessa"...No comment.

seduttóre agg., s.m  e seduttrìce s.f.
1 agg., che seduce, che esercita una forte attrazione: occhi seduttori, atteggiamento s.
2 s.m., chi convince una donna, con allettamenti e lusinghe, ad avere rapporti sessuali: ha fama di essere un grande s.

(Alé! la determinazione a sedurre va accentuandosi nell'agg. rispetto al precedente 'seduttivo' per divenire totale nel sostantivo!
...Nel quale ritorna guarda un po'...la malversazione!
Esempi di seduttori famosi? In cima alla lista naturalmente il mitico (in senso stretto) Don Giovanni (nella sua li 'lista' di donne sedotte ne figurano "solo in Spagna 1003!") e a seguire: il reale Casanova (che a dire il vero le variabili fin qui esposte le assembla tutte! basta leggere le sue Memorie...) e il luciferino visconte di Valmont secondo Laclos...Esiste poi anche un "Diario del seduttore" del malinconico Kierkegaard. Personalmente mi son sentita sedotta da ognuno di questi ( a parte il malinconico Kierkegaard...)!
E di famose seduttrici? Vediamo...Eva, Circe, Cleopatra, Clodia(Lesbia), Teodora, Milady (dei "Tre moschettieri"), naturalmente la marchesa di Merteuil, quella di Montespan, la "Grande Caterina", la bella Otero... etc, etc, con molti buchi di memoria (riempiteli voi...)

Per inciso: la versione al femminile esiste solo come sostantivo...vorrà dire qualcosa?!?!



P.s. Informo l'uditorio tutto che esiste un blog interamente dedicato
al sogno (Onyricon) gestito (per ora) da me con l'attiva partecipazione del mio partner di sogni Klimt77 cui siete tutti invitati a partecipare!
(dalla serie pubblicità Pro...domo sua) ;))




postato da: Leira alle ore 22:37 | link | commenti (74)
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