chissà

parole, paradossi, cose vecchie, cose nuove, alberi, incontri, scontri, cose piccole, chissà

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Blogger: mariaprivi
Nome: maria
una vecchia signora per-bene e per-male, capace ancora d'entusiasmi, a volte imbarazzanti -per gli altri-. Non amo gli ismi, non amo le certezze, preferisco il percorso alla meta. Amo la leggerezza, la libertà, fili lievi, fili attorcigliati, niente catene. Una che ama l'ozio come spazio vitale e ritiene intelligente la parola "forse".

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sabato, 29 ottobre 2005

categorie d'amore.

Sotto l'amore impossibile c'è la categoria degli amori senza rimedio, che accadono quando disprezziamo l'amore che non possiamo smettere, o quando amiamo un bel corpo animato da una mediocre persona. La passione passa da sola come una malattia che deve fare il suo corso, e che spesso, purtroppo, ci lascia immuni ad ogni altro amore possibile. E poi Scaramouche nelle notti di luna rinfodera la spada e si siede a pensare...

  Questa poesia è dedicata alla deliziosa ospitalità di Maria, e naturalmente a chiunque senta la curiosità di leggerla.


images-1.jpg

 

Nell'estate noi smorti dobbiamo frugare

con tenacia, uscendo da tali scomparti

di vetro e procedure, certo inabili

al suo fandango di magnolia densa.

Pure mi sono infittito a pensarti

nell'aria del mattino, e poi trovato

esposto ai tuoi fianchi, al tuo profilo

di pesca, appena esperto sulle gote.

Ce ne saremmo andati per silenzi

rionali, nei giardini che non si curano

di chi li ignora, e se ne stanno secchi.

Lì, fra vecchi negozi e portiere occhiute,

lungo l'attesa sciatta appostare l'amore

celebrato, tirarlo sotto un poco

verso gli odori sgomberati e umili.

Dirti comunque tutto non sarebbe mai il fatto

e nessuna parola ci conduce

oltre questo varcare l'aria nobile

di viale Europa, spaesati nel nostro finire,

distratti dai tuoi ricci, dalla tua voce

nemmeno peculiare, dal mio scherzare stucchevole.

                 Scaramouche

postato da: scaramouche alle ore 19:13 | link | commenti (122)
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venerdì, 28 ottobre 2005

Provocazione d'artista

Pubblico questo post sulla richiesta di Eloise in un suo commento in Segnalino per un amico. Nel suo commento Eloise postava un'opera di Cattelan. Tolgo da Segnalino per un amico il post di Eloise perchè altro era il senso del post (doveva aiutare a portare sorriso al mio amico).

Chi è Maurizio Cattelan?
cat--240x180.jpg Maurizio Cattelan è questo tipo con una faccia un po' così stronza, il più quotato sul mercato tra gli artisti italiani viventi, un artista del cazzo si definisce lui stesso.
Ha iniziato a lavorare a Milano, ora vive e lavora (in realtà cerca di lavorare il meno possibile) a New York, la grande mela lo adora, ma anche la vecchia Europa con voglia di contemporaneità e se lo contendono. Lui credo sia quello che si prende meno sul serio. Chiaramente è un provocatore, e volendo provocare, provoca forte. Ci riesce. Le sue opere oscillano tra l'installazione (intervento in uno spazio -galleria, strada, piazza...- con tradizionali o nuovi mezzi espressivi: dal segno di matita al video) e la performance (intervento pubblico in cui l'artista stesso attiva un'azione, a volte con coinvolgimento attivo degli spettatori). Le sue opere lasciano il segno, da noi poco, anzi per niente, come si addice ad un paese che conosce pr sentito dire il suo patrimonio artistico artistico "storico" e disdegna qualsiasi contaminazione con la moedernità e la contemporaneità.tamt_4837614_03560.jpgAvviene però che Maurizio appenda dei bambini (sculture, la sua provocazione pare non giuga all'infanticidio) agli alberi di un parco di Milano (opera commissionata), non accade ancora nulla, finchè un ubriaco nottetempo non decide di censurare l'opera e cade dall'albero. A questo punto nasce il caso con leghisti offesi pronti a difendere non si sa se l'incolumità dei beoni notturni arrampicatori d'alberi o il senso del pudore dei milanesi, che di nulla si erano fino ad allora accorti.
Che dire?
Michelangelo nella Sistina e Caravaggio a Sant'Agostino furono più provocatori di Cattelan, secondo me. Se mi dite che loro "almeno" sapevano disegnare, andate avanti da soli.

Ed ancora:
I bambini appesi di Egom Zorobian

...Quello che mi sembra interessante, di tutta questa faccenda, riguarda però proprio il rapporto fra l'arte e la vita pubblica. È qualcosa che va al di là delle intenzioni dei protagonisti. Perché l'artista, Maurizio Cattelan (sì, è questo il nome) aveva dichiarato di aver voluto porre il problema dell'infanzia maltrattata - e nessuno ha discusso di questo, perlomeno non nel senso che voleva lui. Il Comune si è diviso sulla questione, perché la Lega e un altro partito hanno fatto una cagnara attaccando anche Albertini, e hanno detto che avrebbero tolto i manichini dall'albero (poi quel signore poveretto l'ha fatto prima di loro). Però ne hanno discusso, e quindi oggettivamente hanno fatto il gioco dell'artista, che intendeva proprio suscitare un vespaio. E per ultimo, anche il signor De Bernardo, che si è indignato e ha staccato due dei finti bambini dall'albero, che cosa ha provocato? Che effetto ha avuto la sua azione? Dopo la sua bravata, quei manichini è come se ci fossero ancora, sull'albero, ci sono quasi più adesso che non ci sono che prima che c'erano. E in fondo, con la sua bravata, ha fatto parte anche lui dell'opera di Cattelan, è stato un autore insieme all'artista. Ha fatto dell' "arte interattiva" (si dice così, no?) L'installazione di Cattelan si è trasformata in una performance di Cattelan-De Bernardo.
Effetti perversi di questo intreccio fra arte e media, fra cultura e media: è quello che voi europei occidentali avete esportato in tutto il mondo, anche nel mio paese. E Pino, che dice sempre che i cittadini devono uscire dalla passività, che devono organizzarsi per far sentire la propria voce, perché non è contento? De Bernardo non si è attivizzato, non ha fatto sentire la sua voce? Forse non nel modo che piace a Pino, ma l'ha fatto. E questo vuol dire che si può fare: che ogni cittadino può dire la sua e anche fare la sua. Che l'arte è ovunque. Che c'è arte ovunque c'è progetto, ogni volta che il mondo (un pezzetto di mondo) viene percepito sotto una luce nuova. Se non mi ricordo male, era quello che dicevano e facevano già un secolo fa le avanguardie storiche, e quel pazzo francese di Marcel Duchamp. Basta, vado, sono in ritardo, le scale devo lavarle io, mica me le lavano Duchamp o Cattelan.

Biografia:
Cattelan nasce a Padova nel 1960 e inizia a lavorare a Milano, realizzando oggetti non-funzionanti, in sintonia con le tendenze del concettuale. Il debutto espositivo è nel 1991, alla Galleria d'Arte Moderna di Bologna, dove presenta «Stadium 1991», lunghissimo tavolo da calcetto, con undici giocatori senegalesi e altrettanti scelti tra le riserve del Cesena. Già nel 1986 aveva lanciato una provocazione, con «Untitled», del 1986, una tela squarciata in tre pezzi alla maniera di Lucio Fontana, creando però la «Z» di Zorro, che sarà il suo «marchio» negli anni successivi. L'artista si guadagna un forte riscontro dal pubblico e dal mercato dell'arte. In una performance a Milano, Cattelan attacca al muro con lo scotch il suo gallerista Massimo De Carlo. Cattelan la nona ora 1999.jpg METEORITI SUL VATICANO - L'opera più nota più nota di Cattelan «La Nona Ora», scultura realizzata nel 1999 che raffigura Giovanni Paolo II abbattuto a terra sotto il peso di un enorme meteorite e circondato da vetri infranti. Al centro di molte polemiche, il lavoro è stato esposto alla Royal Academy di Londra e a Varsavia e battuto da Christiès nel 2001 per la cifra record di 886 mila dollari, all'epoca equivalenti a due miliardi di lire. Cattelan untitled 1986.jpg LA BIENNALE AI CARAIBI - Cattelan vive a New York, ma le sue provocazioni si trovano in mezzo mondo. Ai Caraibi l'artista ha organizzato la «sesta Biennale»: peccato che non ce ne fossero mai state prima e non ne siano seguite altre. L'«installazione» consisteva in due settimane di villeggiatura gratis per gli artisti invitati e nessuna opera esposta, lasciando a bocca aperta le delegazioni di critici accorsi inutilmente. Persino con la Biennale vera, quella di Venezia, Cattelan non ha scherzato. Nel '93 ha sconvolto la laguna mettendo in scena «Lavorare è un brutto mestiere», il cui obiettivo era quello di vendere a un'agenzia di pubblicità il suo spazio espositivo.
L'ASINO E I DOTTORI - A New York, sulla 20esima strada, Cattelan ha aperto una vetrina minimale, la «Wrong Gallery», dove di volta in volta viene esposto un artista. È sempre un evento e i newyorkesi ne vanno matti. Le quotazioni «stellari» delle sue opere generano spesso critiche e malumori, nel mondo dell'arte e non solo. Cattelan non si è risparmiato le sue uscite spiazzanti neanche nel giorno della laurea honoris causa conferitagli dalla facoltà di Sociologia dell'università di Trento. Identificandosi con un asino, ne ha regalato uno imbalsamato all'ateneo. Titolo dell'installazione «Un asino tra i dottori». Cattelan untitled 1998.jpg A Palermo, per esempio, ha installato "Hollywood" una gigantesca scritta come quella che abbiamo visto mille volte nei film. Solo che anziché su Sunset boulevard, "Hollywood" si affaccia sulla discarica della città. Lui ha avuto l'idea, mica si è messo a ritagliare le lettere. Un'altra volta che s'è deciso a raffigurare un Hitler in ginocchio, ha chiamato un artigiano a Parigi, lo stesso che gli aveva realizzato il Papa e l'ha installato in una galleria di Stoccolma. Successone di critica. Ad Amsterdam, un giorno, era senza idee, ma i galleristi insistevano: "Devi fare qualcosa". Cattelan non aveva voglia: "Siete matti, in due settimane non si può fare niente be'... veramente una cosa la posso fare, ma...". "Meraviglioso, vai avanti" gli dissero quelli. "Siete sicuri?", ammiccò Cattelan. Non sapevano a che cosa sarebbero andati incontro. L'idea di Cattelan era questa: siccome non ho idee, rubo quelle degli altri. Noleggiò un furgone, entrò in una galleria d'arte e si impossessò delle installazioni di un artista concorrente. Come andò a finire? Lo portarono in caserma. aaf.thumb.jpg Le leggende sulle sue "trovate" sono infinite. Gli è capitato di denunciare ai carabinieri il furto di "un'opera invisibile", oppure di lasciare un cartello con la scritta "torno subito" sulla porta della galleria vuota. Al Castello di Rivara se l'è svignata dalla finestra con un lenzuolo. Un'altra volta ha venduto il suo spazio a un'agenzia che lanciava un nuovo profumo e con i soldi è andato in vacanza. aae.thumb.jpg1083864133_v_in_ARTE_20040506.jpg

postato da: mariaprivi alle ore 16:40 | link | commenti (26)
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mercoledì, 26 ottobre 2005

Firefox è una bomba.

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<a href="http://www.flickr.com/photos/mariaprivi_immagini/56557216/" title="Photo Sharing"><img src="http://static.flickr.com/27/56557216_6dd234bab3.jpg" width="500" height="375" alt="strappati2.JPG" /></a><br>
Un giovane Elton occhieggia da questo miracolo di urbano effimero, tra comunicazione politica e commerciale. Persino l'orrido, persino il degrado  può avere una sua forma di sottile bellezza. Da far invidia a Mimmo Rotella ed ai suoi decollage.<br>La foto è della mia ex alunna Mariangela Lauria, laureta in storia dell'arte.
Montate Firefox al posto di Explorer o Safari, è una bomba, ha l'editor (Per maggiori informazioni visitare http://www.fckeditor.net/.) anche per Mac .
Chiaro, semplice, i format ben impaginati come li avete pensati voi.
Potete usare formuleapici e pedici.
tutto, ma proprio tutto con estrema semplicit@'.
e poi non ha nulla a che vedere con Mister Bill Gates  ed i suoi monopoli, disamonopolizzatevi.
E da non crederci c'è pure un uroboro (o quasi).
Non mi vedrete fare più di queste stranezze,
ma datemi ascolto passate all'OPEN SOURCE (http://www.opensource.org/), al mondo di Gozilla


Il mio blog  vi apparirà così comæ io l'ho pens@to e non quella schifezza che appare con Explorer ,
e non pagherete un €uro:

  1. http://download.html.it/recensione.asp?recensione=1702
  2. http://download.html.it/menu_fr.asp?link=http://www.mozilla.org/
  3. http://www.mozilla.org/
Altro vantaggio potete trasformare il vostro testo in codice html,
che non vi serve a nulla, ma chissà mai!


intanto prendetevi un caffè
da me.

Per Kneff una tazza di tè e latte.


postato da: mariaprivi alle ore 22:35 | link | commenti (18)
categorie:
martedì, 25 ottobre 2005

segnalino per un amico

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Chi ama e crede negli alberi ha radici profonde e rami che toccano il cielo.

56019278_e7c13c234a.jpg
56037194_9b5ef9e835.jpg56029211_4c81d8a326.jpg56019176_9e1813a9e3.jpg55999130_d2d6054cd4.jpg38314536_a183241ec1.jpg56019123_e227fabe5b.jpg50801449_be6fa90c0b.jpg50262835_b127f35a74.jpg46554065_36794d7745.jpg43515497_5f31085346.jpgsequoia americana.jpg39179175_78df38dd20.jpg37466054_ea03a4dd6b.jpg
magie e magie e magie
per la testa, per le viscere, per il cuore, per l'anima...
per te, amico mio grande.
postato da: mariaprivi alle ore 21:38 | link | commenti (27)
categorie: amicizia
lunedì, 24 ottobre 2005

SPICCIOLI DI ARTE SPONTANEA

tronco-iguana

C'era una volta ...un mio amico scultore (pensare che non ci sia più, otre che come amico, e come scultore, come 'maestro' di vita e bellezza e come compagno di conoscenza -nel quotidiano e nell'extra-quotidiano- è una di quelle cose che mi riesce molto difficile accettare...e persino credere...) che amava riconoscere l'arte anche nelle sue manifestazioni spontanee. Collezionava esempi di ciò e aveva a casa sua, mischiate alle sue opere, cose come un sasso mirabile che "riproduceva" una Venere arcaica e una grande testa di cavallo in legno disperatamente nitrente (come quello di "Guernica"...). Chiunque di voi l'avesse visto non avrebbe potuto pensare che a una scultura fatta da mano umana (magari la sua) rappresentante 'una grande testa di cavallo -in legno- disperatamente nitrente (come quello di "Guernica")'. Ma lui l'aveva trovato sulla spiaggia lungo il mare...
Chiunque di voi abbia avuto l'occasione di passeggiare sulla battigia della spiaggia che, in Maremma, porta fino all' 'Uccellina' avrà di certo avuto la fortuna d'imbattersi in simili "sculture". Io stessa mi ritrovai a guardare con una stretta al cuore scheletri (sbiancati dall'acqua salmastra e levigati dalla sabbia e dal vento) di cani, che, ancora incatenati, avevano però rotto la prigione di lava che li fermava nel loro ultimo spasimo a Pompei.
(Così, questo qui sopra non vi sembra proprio un'iguana arrampicata su un tronco?!)

Bene. Succede che ieri tempero una matita per gli occhi marrone-dorata in un portacenere bianco. Poi, buttati via i residui legnosetti e colorati, lì per lì ci passo -a mo' di pulizia veloce- un semplice kleenex. Ed ecco mi appare un occhio: perfetto, con tanto di palpebra e sopracciglio, e l'iride con sguardo obliquo di coda e intenso...
Vi sembrerò sciocca ma non ho avuto ancora il coraggio di cancellarlo.
postato da: Leira alle ore 23:10 | link | commenti (12)
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domenica, 23 ottobre 2005

Un amore, per sempre.

Come preannunciato posto un racconto d'amore vero. L'autore è Scaramouche, suo il testo, sue le foto.

Non ho amato che Kim Novak
novak5.jpg

La prima volta che l’ho vista eravamo tutti e due a un concerto di musica di un pianista belloccio che si chiamava Tyrone Power, attento ad esibire in dosi uguali esecuzione e presenza fisica, eseguendo pezzi non troppo virtuosistici, affinché gli spettatori ammirassero il candore dei polsini apprettati e lo sfavillìo dei gemelli d’oro, delle scarpe di vernice nera, dei denti allenati a un sorriso da illusionista.
nova4.jpg Ero seduto nella fila dietro la sua, in platea, annoiato, fino al momento in cui lei si voltò, regalandomi la deliziosa piega imbronciata del suo sorriso. Durante l’ultimo bis del pinguino sul palco le guardai il collo e i capelli biondo platino, raccolti con un’insolita e sapiente architettura di spille d’argento, a dare l’idea che fossero corti. Quel vezzo mi colpì, quasi fosse un’incertezza, una disponibilità immediata a sciogliersi i capelli, per generosità o per amore.
kim_novak.jpg Quando Tyrone scese dal palco e raccolse l’abbraccio di lei capii che per il momento non li avrebbe sciolti per me.
Furono anni formidabili.
Kim lasciò il pianista, stancata dal suo luccichio, si rifugiò a Brooklyn, in un dancing, a fare l’entraneuse discreta; appena un sorriso ai clienti che le pagavano da bere e nessun contatto fisico, nessuna promessa sbagliata.
Se mi sedevo al tavolo accanto al suo lei mi faceva un cenno discreto, chiudendo il sorriso con una smorfietta simpatica, una forma di pudore che pochi altri capivano. Sembrava che volesse scusarsi della sua bellezza, o forse ci si era sperduta dentro, senza poter trovare una via d’uscita. L’avesse fatto mi avrebbe trovato lì, pronto ad offrirle una casa luminosa nello State Island, con la vista del “little bridge” dalle vetrate del salone. Ci saremmo appoggiati alla balaustra del terrazzo e lei avrebbe guardato il tramonto con la dedizione incantata di una bambina, mentre io guardavo il suo profilo strepitoso, con quel nasino diritto e le labbra socchiuse e discrete…
Cominciò invece a prendere a cuore la sorte di un poco di buono, un biscazziere eroinomane e fallito che si chiamava Frank e aveva un cognome italiano.
Lo aiutò addirittura a disintossicarsi, chiudendosi con lui in una stanza di infimo ordine, nel Bronx. Lei era fatta così, come una madonna del soccorso, dolce, piena di materna sensualità. Le sue bellissime mani ti accarezzavano lo sguardo e i suoi occhi erano sempre timorosi di incantarti, anche se pronti ad assorbire le tue preoccupazioni.
Sparì dietro Frank, in un tramonto sporco, oscurato dal suicidio di Eleanor, la moglie di Frank, una psicotica che aveva finto per anni di essere paralitica, sperando di farsi amare da un marito che amava soltanto la scimmia dell’eroina.
Andarono a San Francisco, lui a dirigere un locale chiamato “Pal Joey”, lei a ballare sul palco in seconda fila e a fargli gli occhi languidi, senza speranze radiose. Vidi il suo numero di ballo in una serata qualsiasi, ma finalmente apparve lo stacco delizioso delle sue gambe, fino ad allora fasciate da gonne ordinarie, da vecchi impermeabili maschili.
Le era sembrato oltraggioso, per tutti quegli anni, mostrare la totalità della sua bellezza. Non voleva stravincere, tutto qui. Qualche altra che aveva soltanto la bellezza nelle gambe, come Angie Dickinson, non faceva che mostrarle, con impudenza ridicola; anche se era in fila a uno sportello bancario, o nello studio d’attesa di un dentista, trovava sempre il modo di strapparsi la gonna, di macchiarsela o di farne rimanere un lembo impigliato tra le porte automatiche di un ascensore, per restare in mutandine e reggiseno.
novak91.jpg
Quella sera Kim cantò addirittura “My funny Valentine”, spargendo la sua dolcezza da un’altalena che oscillava sul palco, col languore degli occhi che mi scavava dentro, ad ogni oscillazione, senza che io avessi riparo, senza che ci fosse un rimedio, se non quello di guardarla ed ascoltarla, sezionato dall’amore che disseminava i miei pezzi d’anima nella sala, mescolati ai cotillons, alle strisciate di vernice delle scarpe dei camerieri, alle macchie di sudore e di champagne.
Ancora una volta Frank se la tirò dietro, come un cagnolino, su un altro treno diretto a un’altra città. Per me appena un sorriso, dal finestrino, col bel collo protetto da una sciarpa bianca.
frank-sinatra-kim-novak.jpg
Rividi Kim qualche anno dopo, sulle colline di Hollywood. Era diventata la moglie frustrata di un piccolo borghese e la madre distratta di un tipico little yankee, saputello e destinato ai successi sportivi e scolastici di un college esclusivo.
Lei provava ancora un poco di simpatia per me, anche se era diventata la tenera amante di un architetto di successo, un certo Kirk Douglas, un tipo serioso con il taglio di capelli cortissimo, all’eroe del Pacifico. Era la sua ennesima storia sbagliata che finì quando Kirk, per evitare uno scandalo, partì con la moglie per gli stati del nord.
Lei venne a sfogarsi con me, affranta, raggiungendomi nelle ultime file di un cinema di periferia. Le tenni le mani come potevo e per un po’, con educazione.
Da quel giorno non l’ho più rivista. Qualcuno dice che si è gettata da un campanile, per sfuggire al rimorso di aver tradito quello spilungone di James Stewart.
Altri giurano di averla vista in giro per gli States, lungo la 66 road, dentro una roulotte scalcinata, un po’ svampita, coi capelli cotonati, qualche chilo di troppo e qualche impensabile volgarità d’avanzo.
Leggende metropolitane.
novakpicnic.jpg
Io preferisco ricordare il nostro primo Picnic insieme, quando mi apparve seduta sulla barca che la consacrava reginetta della festa, splendente nel suo vestito rosa, di organza. Al calar della notte, sul pontile, l’orchestra attaccò uno swing e lei, con le mani aperte e lo stile un po’ goffo, si impose il ritmo di una danza solitaria, invitando con gli occhi me e William Holden. Però io non conoscevo quel ballo e William, impietosamente, me la soffiò per sempre.
kim5.jpg
In tutti quegli anni era stata lì, a due passi da me, senza che io riuscissi mai a farle capire del tutto ciò che provavo. Era come se ci fosse stato uno schermo, fra lei e me, la sua bellezza illuminata e il lucore della mia infatuazione, divisi dal buio di una sala.
Copy_of_kimcat.jpg039_30619.jpg
postato da: mariaprivi alle ore 17:09 | link | commenti (14)
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venerdì, 21 ottobre 2005

Un libro di un amico

lumi.jpg

Presentazione tagliaeincolla dal web, dal sito dell'editore, Monti & Ambrosini.
Alla fine del Settecento si pensava che stesse nascendo il Secolo dei Lumi. Si è visto poi che la storia e la cultura hanno avuto altri percorsi. Quanto illuminismo c’è all’inizio del ventunesimo secolo?
Un libro ironico e divertente, acutamente satirico, sui malanni e le ottusità dell’epoca in cui viviamo. Un’energica terapia contro le banalità, i luoghi comuni, i dogmatismi e gli oscurantismi che si nascondono anche nelle mode imitative di tutti i giorni. Con tagliente umorismo Till Neuburg ci accompagna alla ricerca dei "lumi" che possano rendere meno monotona e più interessante, più viva e critica, e perciò più umana e civile, la vita quotidiana e la cultura del nostro tempo.

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Till Neuburg è nato e ha studiato a Zurigo, ma da trent’anni vive e lavora in Italia. Fra i nomi più noti e stimati della grafica e della pubblicità, ha una visione estesa e approfondita di tutti gli aspetti della comunicazione ed è docente in queste materie. E’ un ricercatore attento di tutto ciò che può migliorare l’arte dell’esprimersi e del comunicare e uno spietato critico degli insidiosi difetti che la peggiorano. Si definisce "ex graphic designer, ex copywriter, ex regista, ex collaudatore di moto, ex typeface designer, extracomunitario, executive producer, un autentico ex symbol."
Forse anche ex-amico, visto che non lo sento più da molto. Questo no. Till è mio amico, comunque.


Titolo: Il secolo dei paralumi
Till Neuburg
Editore: Monti & Ambrosini
Collana: Diogene
pagine: 158
Prezzo di copertina: € 12,00
ISBN:88-89479-03-5
postato da: mariaprivi alle ore 23:11 | link | commenti (22)
categorie: libri, amicizia, emozioni, costume, ospiti, ouroboro
mercoledì, 19 ottobre 2005

provocazione uroborica, come un gioco.

Vi propongo due personaggi rubati a Vetrosmerigliato ed un incipit di poesia (di Scaramouche)
Sogni e Uomo nel vento, di Vetrosmerigliato -http://bluvetrosmerigliato.splinder.com/-
uomonelvento.jpgsogni 038.jpg
Incipit di una poesia, di Scaramouche
Io vorrei trattenermi in una sera luminosa...

Su queste basi continuate la poesia o inventate un racconto, se volete.

Lavori in corso:
continuazione del raccontino Occhiaie. Dove è appena arrivato il finish pirotecnicamente musicale di Leira -http://alchemicamente.splinder.com/-;
commenti sulla Bellezza (Esigenza di bellezza, infernale e divina.). Dove si attende da Scaramouche un racconto sulla bella Kim (Novak, of course) e Lunadanzante che di giorno non ce la fà;
commenti a Vergogna (Un libro, uroboricamente insieme). Dove è appena giunto Klimt -benvenuto Klimt fra gli uroborici bloggari- con una sua ricca notazione.

Quanto me fate lavorà, riga', e c'avrebbi pure de lavorà de mio.
postato da: mariaprivi alle ore 19:34 | link | commenti (40)
categorie:
lunedì, 17 ottobre 2005

Esigenza di bellezza, infernale e divina.

grafie-2.jpg
Poesia. Tecnica mista, cartoncino graffito, acquerello pennino.

Di chi è il brano? più facile la leggibililità, forse più difficile l'individuazione del brano.

Ospiti colti in questo blog. Immediatamente individuato il brano da più persone. Nessuna suspence.

Ed ora si potrebbe parlare del nostro personale rapporto con la bellezza, quanto ci appaghi, quanto ci costi.
postato da: mariaprivi alle ore 22:28 | link | commenti (37)
categorie: grafica, emozioni, colore colore
giovedì, 13 ottobre 2005

Vado. di Nessuno

Diagonal Sand.jpg


Vado
Un’altra partenza
e un altro arrivo
breve il tempo
che mi separa dal ritorno
ma io sono così
mordo un’occasione
manco fosse
un chicco d’uva
e mi sta bene
sta bene così
altre partenze verranno
se il tempo lo vorrà
e ci sarà il modo
di assaggiarne
tutto un grappolo
prima che faccia buio
il vento si acquieti
e le vele giacciano
abbandonate dalla carezza
di quel vecchio pazzo

per adesso ho sistemato
quattro cose in uno
zaino
e già sono sulla strada
mi fermo un solo istante
a raccogliere
un petalo da terra
bianco da sembrare
di latte
lo guardo per un attimo
poi lo metto nel taccuino
che porterò con me
e arrivederci

nessunosign.gif



Così scrive Nessuno e l'anima mia porta via.
Nomade sono sempre stata, dentro. Fuori poco. Non quanto, non come sento.
La valigia la faccio subito e sono già oltre la porta, non penso mai se ho chiuso il gas.
Da quanto tempo non parto, da quanto tempo, sedentaria, viaggio solo con ali interiori, con sguardi che scrutano cieli e volti.
Mi sento ora, come incatenata, un culo di piombo ancorato a una sedia.
Doveri, responsabilità, scelte.
Mi sento rabbiosa, come questa cosa quaggiù, fatta tempo fa, credo con stesso malumoroso sentire.

Poi passa, non la voglia di cammino senza meta.

senza titolo.
postato da: mariaprivi alle ore 20:21 | link | commenti (28)
categorie: emozioni
lunedì, 10 ottobre 2005

Occhiaie

occhiaie3.jpg
elaborazione foto-grafica mia

Ho visto una donna,
e mentre passeggiavo con la mia cana mi è nato in testa un racconto, in realtà era un corto denso di immagini. Peccato non poter scansionare le parole in testa e le immagini mentali.


Provo a mettere in parole, neri segni su bianco schermo, quanto pareva funzionare dentro la mia testa.

Quelle occhiaie profonde, quei laghi violetti sulla faccia di Delia io li conoscevo bene. Segni di passione, dell'appassionante fare l'amore di questa esile donna che è mia moglie.
La sento rientrare a casa, accompagnata dall'amica Celeste, le vado incontro e subito la gioia della sua sagoma in controluce all'ingresso si trasforma in verde bile che mi attanaglia le viscere. Quelle occhiaie.
E vedo il suo corpo, pelle candida e lento ineusaribile immaginifico darsi fino a sfinirsi e a sfinirti.
Quelle occhiaie. Segno privato della nostra passione, ora consumata, chiaramente, in un altro letto.
Mentre saluto Celeste, mentre abbraccio calore di lei, mentre le prendo la borsa grande con le poche cose sguazzanti portate via per una gita breve, mentre stringo la mano a Celeste e l'invito a prendersi un caffè, cerco ragioni.
Cosa non le ho dato, cosa le ho fatto mancare perchè lei andasse, con inganno, altrove da me?


Potrebbero continuarlo gli ospiti questo raccontino. I personaggi e le premesse sono questi. Lei è una donna niente affatto speciale, piccola, un corpo esile anche se ben fatto, occhi intensi, timida, riservata, dolce, un po' assente, una casalinga, o un'impiegata forse. Lui, uno qualunque, concreto, sicuro nel lavoro con un ruolo di piccolo potere, come un capofficina o un ispettore di polizia. In una vita di tranquilla ordinarietà, senza figli, hanno una vita sessuale parallela di straordinaria ed appassionante sessualità, un filo che li lega in una complicità di dipendenza reciproca che è pozzo di piacere di sentire. Lei ha avuto un altro marito, più importante, più ricco, lui storie lunghe e brevi in cui non ha trovato conforto, che poco o nulla hanno significato. Insieme hanno trovato completezza ed armonia e, soprattutto, questa straordinaria forte sessualità amorosa. Sesso anche performantico, ma non solo esercizio atletico ed orgasmico.

Potremmo scriverlo a più mani. Che ne dite?
Intanto troviamo le facce, le fisionomie. Fate proposte. Attori, gente qualunque. Immagini dal web... Chi sa disegnare potrebbe idearlo il personaggio.
Buon divertimento, se vi diverte.

Così continua il raccontino nella versione di Magg.

Ringraziò il cielo per la presenza di Celeste, e ringraziò Celeste per la sua loquacità e la sua gentilissima invadenza, questo le permise di correre a rifugiarsi in bagno, oggi non sarebbe stata in grado di sostenere lo sguardo di LUI, tantomeno la sua commovente gentilezza, tantotantomeno la sua elegante comprensione.. oggi no.. con quell’imbarazzante odore di sesso addosso... odore di sesso suo e di Massimo.
Arrivò finalmente in bagno e solo dopo che ebbe chiuso la porta alla sue spalle riuscì a rilassarsi, ed a riassaporare la giornata trascorsa su quel letto, sotto Massimo e poi sopra Massimo, e si accorse di avere i muscoli indolenziti dalla passione e dalla forza di lui.
Si spogliò e si annusò la pelle, prima di infilarsi sotto la doccia.
L’acqua calda, caldissima, quasi a bruciare la pelle, si ritrovò a pensare a LUI, a cercare di capire quando fu il momento in cui smise di nutrire e curare il pensiero... a quando smise di preoccuparsi di LUI e per LUI, se fu prima o dopo quella sera in cui, cercando con la mano in mezzo alle gambe di LUI, non sentì più l’odore del SUO sesso che l’avrebbe eccitata fino a sentirsi esplodere la carne e il cervello, ma solo odore di piscio.
Non lo sapeva il momento in cui lo sguardo di LUI sul suo corpo non erano più calde carezze, ma solo un imbarazzante fastidio.
Cos’era l’amore.. era LUI? era Massimo? o il prossimo? Era quell’attimo..breve.. quasi impercettibile .. quell’attesa.. che si sente nell’aria che respirano due amanti vicini..vicinissimi, talmente vicini che quasi vivono nello stesso corpo, nello stesso cervello.
Lei avrebbe dato il resto della sua vita per QUELL'attimo.
Perché quell attimo non si tramutasse poi in infinita amarezza.
L’amore era LEI e quello che viveva in amore, forse non un UOMO.
Pianse.

Magg

Avanti il prossimo, che può continuare il racconto laddove l'ha lasciato Magg (come proponeva Psiche, e la cosa la trovo coinvolgente) o proporne un'altra versione.
A voi la scelta.
Ed il commento di Vergogna langue.


Ricevo per mail dall'amico Toni e posto una continuazione di Occhiaie.

così continua il raccontino:
Poi Celeste va via
Poi Celeste va via, con lo stesso saluto lieve per tutti e due. Delia è seduta in cucina, in posizione obliqua rispetto al piano del tavolo, su cui c’è un rotocalco, aperto su un articolo di forte inchiesta politica. Lei lo sta guardando, ma come se guardasse, da un treno che viaggia nella notte, la forma opaca di un palazzo, con le fioche luci che rischiarano appena vite sperdute, inaccessibili, come la mia e la sua, che ormai siamo, rispettivamente, due enigmi.
E questa sospensione, questo nostro pendere continuamente su qualcosa in cui possiamo sprofondare, o dilaniarci… o illuminarci per l’ultima volta. Se lascio scorrere l’andamento se ne andrà un pomeriggio scialbo, imploso dentro noi due, accaniti ad opporci questo stato delle cose, da sei mesi. Ma all’improvviso, come quando ti riesce l’agile salto di una staccionata, prendo una sedia con decisione, mi accosto a lei, mi siedo e parlo, senza tentennamenti.
“Perché lo fai?” chiedo, senza acrimonia, senza rabbia.
Lei alza i suoi occhi segnati su di me e riesce perfino a sorridere, stupita, anche se il sorriso muta in una smorfia di disgusto.
“Dovresti saperlo meglio di me” dice, con sarcasmo.
“Tu mi tradisci e io dovrei sapere il perché?”
“Il perché è Celeste” lei dice, guardandomi apertamente, con un’aria di scherno che le fa alzare le sopracciglia.
Ed è come se mi avesse colpito duro, allo stomaco. Come se avesse rovesciato la mia lealtà scoprendone il marcio, bollando con un marchio infamante il mio riserbo.
“…e non provare a dire cosa c’entra Celeste, adesso. Non provarci, Daniele.”
Più che ribattere qualcosa, sto facendo i conti. Sei mesi fa Celeste mi fece quella sparata, proprio sei mesi fa….

…era salita per cercare Delia, come se non ci avesse parlato al telefono mezzora prima e non ne sapesse i movimenti del pomeriggio.
L’avevo invitata a sedersi, per pura cordialità, ma mentre le portavo il bicchiere di minerale che mi aveva chiesto mi aveva preso la mano con forza, obbligandomi a sedermi sul divano, accanto a lei. Avevo acconsentito con stupore, guardando la dignitosa sofferenza del suo volto, pronto a raccogliere chissà quale sfogo, magari proprio contro Delia, con lei poco disponibile, ma subito lei mi aveva accarezzato il viso con l’altra mano, e poi baciato con foga e toccato il sesso fino a farmi aprire la bocca, ove aveva inserito la sua lingua forsennata, abbattendo una alla volta tutte le mie difese. Solo quando mi aveva tirato giù la zip dei pantaloni, mettendomi la mano dentro, avevo capito che avrei dovuto sprofondare del tutto con lei o riflettere, e fermarmi. E fermarla.
Lo avevo fatto, tirandomi da un parte e prendendole tutte e due le mani, con forza.
Ansimando le avevo detto che sarebbe stata una follia proseguire, per tutti e due.
“Non ti piace? Non mi desideri?” lei aveva detto, placandosi poco a poco.
“Era quanto credevo”.
“Cos’era che credevi?”
“Che mai avrei potuto desiderarti. E invece…”
“Invece mi vuoi. Allora prendimi, che aspetti?”
“C’è Delia di mezzo.. non voglio complicazioni.”
“E bravo il mio ometto. Questo mi può bastare, per ora.”
Si era alzata, ricomponendosi in fretta.
“Che vuol dire per ora?” io le avevo chiesto, mentre la accompagnavo alla porta.
Lei mi aveva sorriso maliziosamente ed era uscita senza rispondere.


Guardai Delia soltanto allora, dominato dal suo sguardo consapevole, il disamore di una stanca saggezza, quasi la facesse soffrire la sua superiorità, il suo tenermi sotto scacco.
“Celeste ti ha raccontato?” le chiesi, con un filo di voce.
“Povero te…” lei rispose, ridendo piano, senza suono.
“Vuoi aiutarmi nella commiserazione? Ci penso da solo, Delia.”
“Sono io che ti ho sciolto Celeste, non lo hai ancora capito?”
“Sciolto?”
“Le ho dato il via libera. Intuivo che le piacevi, così l’ho messa alle strette, poi ho fatto un patto con lei. L’ho convinta a farti delle avances. Se tu avessi ceduto lei ci avrebbe comunque guadagnato, se l’avessi fermata subito avrei avuto la prova certa della tua fedeltà. Tu però non l’hai fermata subito. E’ stata la tua ipocrisia, o il tuo calcolo a farlo. Ed è per questo che ti ho tradito.”
“E’ follia” dissi, scuotendo la testa e cadenzando le mie parole.
“E’ invece tutto molto logico. Avessi avuto il coraggio di raccontarmi tutto avrei anche potuto ripensarci, ma poi mi sono detta: lo tradirò fino a quando non me ne parlerà. Tu ci hai messo sei mesi, sei mesi di cornutaggine consapevole. Ora però è finita. Da oggi torno ad essere una moglie fedele. Non sei soddisfatto, marito mio?”
Si alzò con un ultimo sorriso, lasciando la stanza.
Scaramouche

Che ne dite?
Un bel giro di suspence e sorprese, a me pare.
Bella tosta questa Delia dell'anonimo amico.
Il marito messo in mezzo e messo in mezzo dalla scrittura di un uomo.
Io continuerei così:

Suona il telefono, mi alzo, ancora stordito, meglio annichilito dalle parole di Delia, da quella sua faccia irridente, da vittoria alata.
-sìììììììììì-
-Sono io, tutto bene?-
Oddio è Celeste.
-Pronto? Chi è?-
Speriamo capisca.
-Capito, capito. Ci vediamo domani all'ora di pranzo, a casa mia. Metterò il completo viola che mi hai regalato e poi...una sorpresa, per te. Chiudo, amore mio.-
-Pronto? Pronto?-
Chiudo.
Delia mi chiede chi fosse.
-Non so, forse qualcuno che ha sbagliato. Hanno riattaccato. Bentornata, amore mio. Sul letto c'è una cosa per te. Vieni, voglio mettertelo io-.
La prendo per mano, saliamo le scale, la sua mano fresca è ancora rigida nella mia, saprò io scioglierla la mia Delia, saprò io come annientare l'altro. E già la vedo, spogliarla piano e poi rivestirla, nivei risplendere i suoi seni nel balconcino di pizzo viola, e già mi vedo infilarle, io, lo slip viola e poi toglierglielo con i denti, le mani mie legate da lei con una sciarpa di seta.


Amici cari, viaggiatori, visitatori occasionali, il vostro seguito del raccontino può riprendere dal mio incipit o continuare a più mani. La scrittura è aperta ad ogni percorso.
Amo strade intersecantesi più di vie maestre. Il caos più dell'ordine. Avanti c'è posto.
Come avete visto, riporto qui le vostre versioni, dopo che le avete postate nei commenti. Chi vuole può postare anche immagini a completare la scrittura, questo blog ama essere metalinguistico, polilinguistico, semplicemente un po' fuori di testa, ma con un suo interiore sorridente rigore.
Avanti un altro.
Eccolo un altro ospite: è Leira.

Celeste non c'è più. Occhiaie, musica andante con schiaffo. di Leira
Leira ha eliminato il personaggio di Celeste, il marito apre la porta a Delia che torna da un breve viaggio e dalle sue occhiaie capisce che l'ha tradito.
In corsivo è la voce narrante fuoricampo, un coro greco bloggaro.
In tondo (normale) è il marito che narra in prima persona.
Gli accapo segnano il passaggio dalla voce fuoricampo all'io narrante.
Bella questa scrittura pirotecnica e musicale. Buona lettura.


In quel momento, mi viene istantaneamente in mente una vecchia canzone e comincia a suonarmi nella testa...

Capita spesso che nei momenti più assurdi -chissà come- un motivetto incongruente si stabilisca nella nostra testa e non ci molli più...Così magari al funerale di un amico può succedere che continui a martellarci dentro, molto oltre gli occhiali scuri, "maramao perché sei morto..." In realtà di nient'altro si tratta che di uno di quei meccanismi imperscrutabili del nostro inconscio atti a salvarci dalla disperazione...

E' una canzone di Lucio Battisti, e la sua voce mi canta dentro