elaborazione foto-grafica miaHo visto una donna,
e mentre passeggiavo con la mia cana mi è nato in testa un racconto, in realtà era un corto denso di immagini.
Peccato non poter scansionare le parole in testa e le immagini mentali.
Provo a mettere in parole, neri segni su bianco schermo, quanto pareva funzionare dentro la mia testa.
Quelle occhiaie profonde, quei laghi violetti sulla faccia di Delia io li conoscevo bene. Segni di passione, dell'appassionante fare l'amore di questa esile donna che è mia moglie.
La sento rientrare a casa, accompagnata dall'amica Celeste, le vado incontro e subito la gioia della sua sagoma in controluce all'ingresso si trasforma in verde bile che mi attanaglia le viscere. Quelle occhiaie.
E vedo il suo corpo, pelle candida e lento ineusaribile immaginifico darsi fino a sfinirsi e a sfinirti.
Quelle occhiaie. Segno privato della nostra passione, ora consumata, chiaramente, in un altro letto.
Mentre saluto Celeste, mentre abbraccio calore di lei, mentre le prendo la borsa grande con le poche cose sguazzanti portate via per una gita breve, mentre stringo la mano a Celeste e l'invito a prendersi un caffè, cerco ragioni.
Cosa non le ho dato, cosa le ho fatto mancare perchè lei andasse, con inganno, altrove da me?Potrebbero continuarlo gli ospiti questo raccontino. I personaggi e le premesse sono questi. Lei è una donna niente affatto speciale, piccola, un corpo esile anche se ben fatto, occhi intensi, timida, riservata, dolce, un po' assente, una casalinga, o un'impiegata forse. Lui, uno qualunque, concreto, sicuro nel lavoro con un ruolo di piccolo potere, come un capofficina o un ispettore di polizia.
In una vita di tranquilla ordinarietà, senza figli, hanno una vita sessuale parallela di straordinaria ed appassionante sessualità, un filo che li lega in una complicità di dipendenza reciproca che è pozzo di piacere di sentire. Lei ha avuto un altro marito, più importante, più ricco, lui storie lunghe e brevi in cui non ha trovato conforto, che poco o nulla hanno significato. Insieme hanno trovato completezza ed armonia e, soprattutto, questa straordinaria forte sessualità amorosa. Sesso anche performantico, ma non solo esercizio atletico ed orgasmico.
Potremmo scriverlo a più mani. Che ne dite?
Intanto troviamo le facce, le fisionomie. Fate proposte. Attori, gente qualunque. Immagini dal web... Chi sa disegnare potrebbe idearlo il personaggio.
Buon divertimento, se vi diverte.
Così continua il raccontino nella versione di Magg.
Ringraziò il cielo per la presenza di Celeste, e ringraziò Celeste per la sua loquacità e la sua gentilissima invadenza, questo le permise di correre a rifugiarsi in bagno, oggi non sarebbe stata in grado di sostenere lo sguardo di LUI, tantomeno la sua commovente gentilezza, tantotantomeno la sua elegante comprensione.. oggi no.. con quell’imbarazzante odore di sesso addosso... odore di sesso suo e di Massimo.
Arrivò finalmente in bagno e solo dopo che ebbe chiuso la porta alla sue spalle riuscì a rilassarsi, ed a riassaporare la giornata trascorsa su quel letto, sotto Massimo e poi sopra Massimo, e si accorse di avere i muscoli indolenziti dalla passione e dalla forza di lui.
Si spogliò e si annusò la pelle, prima di infilarsi sotto la doccia.
L’acqua calda, caldissima, quasi a bruciare la pelle, si ritrovò a pensare a LUI, a cercare di capire quando fu il momento in cui smise di nutrire e curare il pensiero... a quando smise di preoccuparsi di LUI e per LUI, se fu prima o dopo quella sera in cui, cercando con la mano in mezzo alle gambe di LUI, non sentì più l’odore del SUO sesso che l’avrebbe eccitata fino a sentirsi esplodere la carne e il cervello, ma solo odore di piscio.
Non lo sapeva il momento in cui lo sguardo di LUI sul suo corpo non erano più calde carezze, ma solo un imbarazzante fastidio.
Cos’era l’amore.. era LUI? era Massimo? o il prossimo?
Era quell’attimo..breve.. quasi impercettibile .. quell’attesa.. che si sente nell’aria che respirano due amanti vicini..vicinissimi, talmente vicini che quasi vivono nello stesso corpo, nello stesso cervello.
Lei avrebbe dato il resto della sua vita per QUELL'attimo.
Perché quell attimo non si tramutasse poi in infinita amarezza.
L’amore era LEI e quello che viveva in amore, forse non un UOMO.
Pianse.
Magg
Avanti il prossimo, che può continuare il racconto laddove l'ha lasciato Magg (come proponeva Psiche, e la cosa la trovo coinvolgente) o proporne un'altra versione.
A voi la scelta.
Ed il commento di Vergogna langue.
Ricevo per mail dall'amico Toni e posto una continuazione di Occhiaie.
così continua il raccontino:
Poi Celeste va via
Poi Celeste va via, con lo stesso saluto lieve per tutti e due. Delia è seduta in cucina, in posizione obliqua rispetto al piano del tavolo, su cui c’è un rotocalco, aperto su un articolo di forte inchiesta politica. Lei lo sta guardando, ma come se guardasse, da un treno che viaggia nella notte, la forma opaca di un palazzo, con le fioche luci che rischiarano appena vite sperdute, inaccessibili, come la mia e la sua, che ormai siamo, rispettivamente, due enigmi.
E questa sospensione, questo nostro pendere continuamente su qualcosa in cui possiamo sprofondare, o dilaniarci… o illuminarci per l’ultima volta.
Se lascio scorrere l’andamento se ne andrà un pomeriggio scialbo, imploso dentro noi due, accaniti ad opporci questo stato delle cose, da sei mesi.
Ma all’improvviso, come quando ti riesce l’agile salto di una staccionata, prendo una sedia con decisione, mi accosto a lei, mi siedo e parlo, senza tentennamenti.
“Perché lo fai?” chiedo, senza acrimonia, senza rabbia.
Lei alza i suoi occhi segnati su di me e riesce perfino a sorridere, stupita, anche se il sorriso muta in una smorfia di disgusto.
“Dovresti saperlo meglio di me” dice, con sarcasmo.
“Tu mi tradisci e io dovrei sapere il perché?”
“Il perché è Celeste” lei dice, guardandomi apertamente, con un’aria di scherno che le fa alzare le sopracciglia.
Ed è come se mi avesse colpito duro, allo stomaco. Come se avesse rovesciato la mia lealtà scoprendone il marcio, bollando con un marchio infamante il mio riserbo.
“…e non provare a dire cosa c’entra Celeste, adesso. Non provarci, Daniele.”
Più che ribattere qualcosa, sto facendo i conti. Sei mesi fa Celeste mi fece quella sparata, proprio sei mesi fa….
…era salita per cercare Delia, come se non ci avesse parlato al telefono mezzora prima e non ne sapesse i movimenti del pomeriggio.
L’avevo invitata a sedersi, per pura cordialità, ma mentre le portavo il bicchiere di minerale che mi aveva chiesto mi aveva preso la mano con forza, obbligandomi a sedermi sul divano, accanto a lei. Avevo acconsentito con stupore, guardando la dignitosa sofferenza del suo volto, pronto a raccogliere chissà quale sfogo, magari proprio contro Delia, con lei poco disponibile, ma subito lei mi aveva accarezzato il viso con l’altra mano, e poi baciato con foga e toccato il sesso fino a farmi aprire la bocca, ove aveva inserito la sua lingua forsennata, abbattendo una alla volta tutte le mie difese. Solo quando mi aveva tirato giù la zip dei pantaloni, mettendomi la mano dentro, avevo capito che avrei dovuto sprofondare del tutto con lei o riflettere, e fermarmi. E fermarla.
Lo avevo fatto, tirandomi da un parte e prendendole tutte e due le mani, con forza.
Ansimando le avevo detto che sarebbe stata una follia proseguire, per tutti e due.
“Non ti piace? Non mi desideri?” lei aveva detto, placandosi poco a poco.
“Era quanto credevo”.
“Cos’era che credevi?”
“Che mai avrei potuto desiderarti. E invece…”
“Invece mi vuoi. Allora prendimi, che aspetti?”
“C’è Delia di mezzo.. non voglio complicazioni.”
“E bravo il mio ometto. Questo mi può bastare, per ora.”
Si era alzata, ricomponendosi in fretta.
“Che vuol dire per ora?” io le avevo chiesto, mentre la accompagnavo alla porta.
Lei mi aveva sorriso maliziosamente ed era uscita senza rispondere.
Guardai Delia soltanto allora, dominato dal suo sguardo consapevole, il disamore di una stanca saggezza, quasi la facesse soffrire la sua superiorità, il suo tenermi sotto scacco.
“Celeste ti ha raccontato?” le chiesi, con un filo di voce.
“Povero te…” lei rispose, ridendo piano, senza suono.
“Vuoi aiutarmi nella commiserazione? Ci penso da solo, Delia.”
“Sono io che ti ho sciolto Celeste, non lo hai ancora capito?”
“Sciolto?”
“Le ho dato il via libera. Intuivo che le piacevi, così l’ho messa alle strette, poi ho fatto un patto con lei. L’ho convinta a farti delle avances. Se tu avessi ceduto lei ci avrebbe comunque guadagnato, se l’avessi fermata subito avrei avuto la prova certa della tua fedeltà. Tu però non l’hai fermata subito. E’ stata la tua ipocrisia, o il tuo calcolo a farlo. Ed è per questo che ti ho tradito.”
“E’ follia” dissi, scuotendo la testa e cadenzando le mie parole.
“E’ invece tutto molto logico. Avessi avuto il coraggio di raccontarmi tutto avrei anche potuto ripensarci, ma poi mi sono detta: lo tradirò fino a quando non me ne parlerà. Tu ci hai messo sei mesi, sei mesi di cornutaggine consapevole. Ora però è finita. Da oggi torno ad essere una moglie fedele. Non sei soddisfatto, marito mio?”
Si alzò con un ultimo sorriso, lasciando la stanza.
Scaramouche
Che ne dite?
Un bel giro di suspence e sorprese, a me pare.
Bella tosta questa Delia dell'anonimo amico.
Il marito messo in mezzo e messo in mezzo dalla scrittura di un uomo.
Io continuerei così:
Suona il telefono, mi alzo, ancora stordito, meglio annichilito dalle parole di Delia, da quella sua faccia irridente, da vittoria alata.
-sìììììììììì-
-Sono io, tutto bene?-
Oddio è Celeste.
-Pronto? Chi è?-
Speriamo capisca.
-Capito, capito. Ci vediamo domani all'ora di pranzo, a casa mia. Metterò il completo viola che mi hai regalato e poi...una sorpresa, per te. Chiudo, amore mio.-
-Pronto? Pronto?-
Chiudo.
Delia mi chiede chi fosse.
-Non so, forse qualcuno che ha sbagliato. Hanno riattaccato. Bentornata, amore mio. Sul letto c'è una cosa per te. Vieni, voglio mettertelo io-.
La prendo per mano, saliamo le scale, la sua mano fresca è ancora rigida nella mia, saprò io scioglierla la mia Delia, saprò io come annientare l'altro. E già la vedo, spogliarla piano e poi rivestirla, nivei risplendere i suoi seni nel balconcino di pizzo viola, e già mi vedo infilarle, io, lo slip viola e poi toglierglielo con i denti, le mani mie legate da lei con una sciarpa di seta.
Amici cari, viaggiatori, visitatori occasionali, il vostro seguito del raccontino può riprendere dal mio incipit o continuare a più mani. La scrittura è aperta ad ogni percorso.
Amo strade intersecantesi più di vie maestre. Il caos più dell'ordine. Avanti c'è posto.
Come avete visto, riporto qui le vostre versioni, dopo che le avete postate nei commenti. Chi vuole può postare anche immagini a completare la scrittura, questo blog ama essere metalinguistico, polilinguistico, semplicemente un po' fuori di testa, ma con un suo interiore sorridente rigore.
Avanti un altro.
Eccolo un altro ospite: è Leira.
Celeste non c'è più. Occhiaie, musica andante con schiaffo. di Leira
Leira ha eliminato il personaggio di Celeste, il marito apre la porta a Delia che torna da un breve viaggio e dalle sue occhiaie capisce che l'ha tradito.
In
corsivo è la voce narrante fuoricampo, un coro greco bloggaro.
In tondo (normale) è il marito che narra in prima persona.
Gli accapo segnano il passaggio dalla voce fuoricampo all'io narrante.
Bella questa scrittura pirotecnica e musicale. Buona lettura.
In quel momento, mi viene istantaneamente in mente una vecchia canzone e comincia a suonarmi nella testa...
Capita spesso che nei momenti più assurdi -chissà come- un motivetto incongruente si stabilisca nella nostra testa e non ci molli più...Così magari al funerale di un amico può succedere che continui a martellarci dentro, molto oltre gli occhiali scuri, "maramao perché sei morto..." In realtà di nient'altro si tratta che di uno di quei meccanismi imperscrutabili del nostro inconscio atti a salvarci dalla disperazione...
E' una canzone di Lucio Battisti, e la sua voce mi canta dentro