








Esprimere i propri sentimenti significa identificare e poi dare voce alle proprie emozioni. Comunicare i propri bisogni significa pianificare in anticipo come chiedere "cosa vuoi" e essere assertivo rispetto a ciò, piuttosto che essere passivo o aggressivo. Essere abili in queste competenze migliora la propria relazione di coppia. Spesso ci si abitua a nascondere le proprie emozioni e di conseguenza a non comunicarle, a volte per motivi di natura familiare, l'educazione e le primissime esperienze di vita, a volte per valori culturali e sociali (basti pensare a come tutt'oggi sia denigrato l'uomo che mostra apertamente la sua tristezza).
Si può imparare ad esprimere con maggiore facilità i propri sentimenti di emozione sentimento affetto
Sappiamo comunicare al partner i nostri stati d'animo in modo da coinvolgerlo nella nostra sfera più intima?
Sappiamo manifestare i sentimenti che proviamo nei suoi confronti?
A molti di noi, me compresa, resta difficile esternare i sentimenti, quasi costituisse un segno di debolezza da dover nascondere al partner per paura che i rapporti di forza all'interno della coppia subiscano modificazioni.
Una ricerca condotta da Sternberg e Grajek nel 1984, "The Nature of Love", ha messo in luce come la struttura dell'intimità in amore non sembra differire da una relazione affettiva all'altra, anzi, sembrerebbe che l'intimità sia un terreno comune non solo per la relazione di coppia, ma anche per le relazioni familiari in senso lato e per le relazioni amicali.
Tuttavia, benché sia assodato che tutti abbiamo bisogno e cerchiamo il contatto e il confronto con gli altri, da più parti emerge come vada diminuendo la capacità di instaurare relazioni intime. In effetti, spesso si assiste ad un'ambivalenza tra il desiderio e il timore nei confronti di questa esperienza. Hatfield (1987) ha messo a fuoco alcune ragioni per cui le persone talvolta rifuggono dalle relazioni intime: si tratta del timore di fidarsi, di essere abbandonate, di essere attaccate nelle proprie fragilità, di perdere la propria individualità.
Continuamo qui il discorso iniziato da Kneff, cercando di capire cos'è che non funziona nel rapporto di coppia. Sappiamo, dai risultati delle indagini statistiche che la televisione o la stampa ci propinano e da esperienze personali dirette e indirette, che sempre più coppie si separano o vivono infelicemente nel disamore.
Possibile che il motivo della crisi della coppia sia da addebitare alle responsabilità individuali dell'uno e dell'altro e non invece alla responsabilità di entrambi?
Io credo che le responsabilità siano reciproche, anche in un tradimento, solo che nessuno lo ammetterà mai, me compresa.


LA CREMCARAMELLAZIONE DEL CACAVERO.
Ovvero fiaba ouroborica dell’ornitorinco malato.

Il Signor Frescobillo aveva una fattoria, e insieme agli altri animali teneva un ornitorinco, a cui voleva molto bene. L’ornitorinco mangiava otto chili di lombrichi al giorno: non poteva farci nulla, quella era la sua dieta. Ma un giorno i lombrichi finirono e così l’ornitorinco si ammalò. Il povero animale passava tutto il giorno in uno stato di ottuso ornitorincoglionimento, di ottundimento cioè, dell’anima e del corpo, aveva anche le allucinazioni: vedeva i lombrichi che si avvicinavano a lui, e quando cercava di afferrarli scomparivano. Il Signor Frescobillo era molto preoccupato e triste per il suo ornitorinco. Gli carezzava il pelo morbido, il becco liscio, la coda a spatola, ma il suo amico non guariva. Era necessario trovare dei lombrichi. Un bel mattino, mentre il sole era alto sulla fattoria, Frescobillo chiamò a sé il maiale, il più saggio di tutti i suoi animali e gli chiese di partire alla ricerca di lombrichi freschi.
– Ma otto chili di lombrichi al giorno sono troppi! Come farò a trovarne così tanti? – Protestò il maiale.
– Vai dal Re dei Lombrichi, oltre la collina del Grande Coniglio. A te darà ascolto, visto che sei un animale, e sei così saggio –
E il maiale partì.
Cammina cammina, il porco giunse alla collina del Grande Coniglio. Seduta su un sasso vide una bambina pallida, triste e sola.
– Che ti succede, povera bambina mia? – Le chiese il maiale.
– Sono malata, rispose la bambina, ho bisogno di latte di ornitorinco, altrimenti morirò: è l’unica cosa che mi può salvare –
– O gesùmmaria! - disse il maiale – io conosco un ornitorinco, ma è malato. Sto andando a cercare dei lombrichi per lui. Vieni con me. Forse riusciremo a salvare l’ornitorinco, e anche tu sarai salva –.
Il maiale e la bambina pallida s’incamminarano così attraverso il bosco. Arrivati ad un bivio, videro un vecchio seduto contro una quercia e gli chiesero cosa ci facesse lì.
– Ho perduto il mio sorriso dentro uno specchio magico. Soltanto le gote rosse di una bambina felice che si guarderà nello specchio, mi potrà restituire il sorriso… –
– Per tutti i santi del paradiso! – esclamò il maiale guardando le pallide e smorte gote della bambina – questa bambina è malata, ha bisogno di latte di ornitorinco per ritornare rubizza e sana come prima. E stiamo cercando proprio i lombrichi per l’ornitorinco malato. Vieni con noi, e forse potrai ritrovare il tuo sorriso –.
Così il vecchio seguì il maiale e la bambina, fino alla porta del castello del Re dei Lombrichi, che li ricevette all’istante. Dopo che il saggio maiale ebbe spiegato al Re i motivi della loro visita, il Grande Lombrico rispose così:
– Non posso aiutarvi, amici miei, poiché una pianta velenosa, il fiore del cacàvero, ha avvelenato i pozzi di tutto il mio reame, e ormai quasi tutti i lombrichi sono gravemente malati della malattia viroblastica –.
– Cosa possiamo fare per annullare l’effetto velenoso di questo fiore? – Chiese il maiale.
– Esiste un solo modo: la cremcaramellazione del cacàvero. Ma la ricetta la conosce solo il serpente Ouroboro, che vive sulle orride montagne di Flasbungo. Nessun lombrico si è mai azzardato a raggiungerla. Troppo pericoloso. –
Il maiale, la bambina pallida e il vecchio senza sorriso partirono subito alla volta della dimora dell’Ouroboro, e dopo un lungo e faticoso cammino bussarono alla porta della sua caverna. Il serpentone se ne stava attorcigliato, e con la bocca si addentava saldamente la coda.
– Abbiamo bisogno della ricetta per la cremcaramellazione del cacàvero! – Gli disse il maiale, sulla soglie della caverna.
– Bisogna fare il creme caramel- bofonchiò l’Ouroboro come in trance – ma ci vogliono uova di ornitorinco appena covate…mescolate a petali di cacàvero – e tornò a dormire come un sacco di patate.
– Madonnina dei Miracoli – grugnì il maiale guardando la bambina sempre più pallida e il vecchio sempre più triste e senza sorriso – dobbiamo trovare un ornitorinco femmina e farlo accoppiare con l’ornitorinco del Signor Frescobillo. Poi fare il creme caramel con le uova, unirci il cacàvero, darlo in pasto ai lombrichi ammalati di malattia viroblastica, e poi tutto si risolverà! –
Dopo mesi e mesi di navigazione sopra oceani tempestosi e infidi, giunsero nel Paese degli Ornitorinchi, trovarono una femmina di ornitorinco, la misero in un sacco e la portarono con loro. Sulla nave che li riconduceva a casa, in una notte di luna piena, sentirono il tuffo di un delfino. Il maiale si affacciò sul ponte e il delfino così lo apostrofò.
– Non riesco più a fischiare come una volta mi ha insegnato il vecchio pescatore saggio. Ora lui è morto e io non ricordo più come si fa. Solo i vecchi, che sono senza denti, sanno fischiare come noi delfini… –
– Santa Polenta! – gli rispose il maiale – qui con me c’è un vecchio, ma è triste perché ha perso il suo sorriso, e mai e poi mai saprà fischiare. Ma lui tra poco tornerà ad essere quello di prima. Se ti unisci a noi, potremo ridarti il tuo fischio.–
E il delfino li seguì.
Appena furono giunti alla fattoria, il maiale raccontò tutta la storia al Signor Frescobillo, mise la femmina di ornitorinco nel recinto dell’ornitorinco ammalato, e fece accomodare la povera bambina pallida, il vecchio senza sorriso e il delfino senza fischio, tutti insieme nella stalla.
Passarono molti giorni, e l’ornitorinco femmina passava il suo tempo insieme al suo nuovo compagno, e cibandosi di larve di coccinella. Ne mangiava otto chili al giorno: non poteva farci nulla, quella era la sua dieta. Ma un giorno le larve finirono e così l’ornitorinco femmina si ammalò, senza che avesse ancora deposto un uovo. Un bel mattino, mentre il sole era alto sulla fattoria, Frescobillo chiamò a sé il maiale, il più saggio di tutti i suoi animali e gli chiese di partire alla ricerca di larve di coccinella fresche.
– Ma otto chili di larve al giorno sono troppi! Come farò a trovarne così tante? – Protestò il maiale.
– Vai dalla Regina delle Coccinelle, oltre la collina del Grande Castoro. A te darà ascolto, visto che sei un animale, e sei così saggio –.
E il maiale partì.

Un ornitorinco in un dipinto/sogno aborigeno su di un uovo di struzzo.

Il vecchio che non sorride.
La bambina pallida e malata.
Il delfino e la bambina.